Sep 22 2011

Sentiero del Centenario. Agosto 2011.

Published by at 6:22 pm under Escursionismo

Finalmente! Dopo averla osservata per diversi anni, dopo averne percorso un breve tratto ormai 5-6 anni fa, dopo aver provato – senza successo – a realizzare un concatenamento, posso dire di aver anch’io messo piede sulla cresta percorsa da uno dei sentieri più suggestivi dell’Appennino Abruzzese. Inaugurato nel 1974 dalla Sezione del CAI dell’Aquila per festeggiare il centenario della sua fondazione, questo sentiero ha saputo raggruppare tutte le peculiarità di un’esperienza in montagna. Paesaggi grandiosi, sentieri facili e difficili, tratti attrezzati, esposizione vertiginosa e vasti prati, ambienti lunari e selvaggi, con una magnifica vista sulla popolosa valle teramana. Questo sentiero offre un’esperienza completa della montagna come pochi altri sono in grado di offrire.

Si parte, prima tappa Vado di Corno. In fondo il Brancastello


Sono le 7h00 quando ci mettiamo in marcia. Non è prestissimo, anzi, c’è già qualche escursionista che ci è passato davanti mentre facevamo colazione nel camper. Abbiamo tutti un buon passo, li raggiungiamo e li superiamo senza rendercene conto prima ancora di arrivare al Brancastello. Fin qui terreno già esplorato, nel 2006. Oggi come allora un forte mal di stomaco non mi permette di godere della salita al 100%. Pazienza, passerà prima o poi.

Luigi, Alfio, Carlotta e Marco durante la mini pausa in vetta al Brancastello

La pausa in vetta è di quelle brevi, abbiamo ancora tanta strada davanti a noi e il tratto fino al Brancastello è poco più di un semplice riscaldamento. I tratti impervi devono ancora arrivare.

Procediamo sul filo di cresta, prima per rocce facili e successivamente su un comodo sentiero, fino ad arrivare alle Torri di Casanova. Davanti a noi una parete facile, ma abbastanza alta, con i primi tratti attrezzati. Sulla guida del CAI erano segnalate due scalette prive di difficoltà. Per quanto potessero essere alte erano pur sempre scalette e immaginavo che non richiedevano attrezzatura di alcun genere, visto che non se ne parlava neppure sulla guida. Inoltre, errore mio, non mi era venuto in mente di chiedere a Luigi o agli altri maggiori informazioni. Non mi aspettavo i tratti con i cavi, proprio per niente; dunque avevo tranquillamente liquidato l’idea di portare con me anche imbrago e kit da ferrata, cosa che gli altri avevano fatto, e di conseguenza avevo fornito informazioni sbagliate anche a Marco che era venuto con me. Cosa fare? Salire comunque, no? Che domande!

Luigi osserva le mosse di Carlotta e Fabio sui tratti attrezzati delle Torri di Casanova

Slegati, arriviamo in pochi minuti in cima. Ora però stanno per arrivare i veri guai, dobbiamo scendere dall’altro lato e se salire è un conto, scendere slegati è decisamente più complesso. Mi affaccio dall’alto del fittone che tiene il cavo di acciaio. Brividi…e chi scende da qui? Titubanti ci guardiamo intorno, cercando dentro di noi di racimolare la giusta spinta per partire, quando mi torna in mente la corda che Luigi ha nello zaino. In pochi secondi eccoci “legati” – un anello sul torso – e pronti a disarrampicare. Con un mezzo barcaiolo su una ghiera agganciata a un fittone, Luigi fa scorrere la corda mentre Marco ed io disarrampichiamo e ci mettiamo “in salvo” alla base della torre.

Marco durante la discesa dalla torre

 Marco e Luigi osservano la lunga cresta che ci resta da percorrere

Fabio alle prese con alcuni facili tratti attrezzati

Alfio e Fabio con sullo sfondo la piana di Campo Imperatore

Fabio, Alfio, Luigi e Marco sul Monte Infornace

Marco, Carlotta e Luigi sulle fragili creste che separano il Monte Infornace dal Prena

Fabio su uno dei vari speroni che si trovano tra il Monte Infornace e il Prena

Luigi in quella che è stata definita una scena “biblica”. Sulla sinistra i Monti della Galilea (Monte Prena) e al centro la Valle del Giordano (Piana di Campo Imperatore)

Fabio e Carlotta su quella che ormai è diventata l’interminabile cresta…

Ci stiamo avvicinando al Prena quando a un tratto vengo fermato da Luigi. Davanti a noi ci sono due camosci. Si allontanano e poi si fermano. Ci guardano, ci studiano. Aspettavo questo momento da quando avevo deciso di portare con me la reflex e le due ottiche, tra cui il 300mm/f4. In tutto 3kg di attrezzatura fotografica che in un’escursione del genere si fanno sentire non poco. Lentamente cambio ottica e inizio ad avvicinarmi furtivamente. Nascosto da alcuni grossi massi riesco ad avvicinarmi fino a una quarantina di metri, prima di metterli in fuga. Non c’è tempo per fare le cose per bene, devo correre il rischio di farli scappare, e così avviene. Ho tuttavia un piano di riserva. Quando un animale scappa, è difficile che questo scappi per centinaia di metri o chilometri se ci sono nei dintorni zone che lo facciano sentire al sicuro. Avevo notato la loro tendenza a dirigersi verso la cresta e ho quindi deciso di rimettermi nelle mani della fortuna e del mio istinto. Dopo averli messi in fuga , i camosci si dirigono verso la cresta, si fermano qualche secondo e svaniscono.

Mi avvicino, preparo la fotocamera, avrò poco tempo per scattare una volta affacciatomi dalla cresta. Chiedo a Luigi, che mi ha ormai raggiunto, di fare piano. Sono sicuro al 99% che non si sono allontanati e stanno lì dietro a pochi passi. Mi sporgo e sento un forte fischio, mi giro a destra e vedo uno dei due camosci sfrecciarmi davanti a pochi metri di distanza. Si ferma un attimo, come a volersi mettere in posa, e sparisce. Il tutto dura pochi secondi duranti i quali scatto freneticamente fino a colpire nel segno, portando a casa una foto che mi avrebbe ripagato di tutta la fatica generata da quel fardello di tecnologia.

Manca ormai poco. Da lontano riesco a scorgere l’auto di Alfio e sento già il sapore della birra fresca. Purtroppo a riportarmi brutalmente alla realtà ci pensa il mio ginocchio sinistro che dopo la fatica accumulata durante la giornata ha deciso di scioperare. Mi metto la fascia, la stringo, ma non c’è nulla da fare. Mi fa male, non riesco a piegarlo bene quando la discesa è molto marcata e ogni volta che devo affrontare un gradone son dolori. Rallento notevolmente, mi fermo di continuo, ormai gli altri sono dei puntini lì davanti a me.

Fabio, Marco, Alfio e Luigi si affacciano sulla vertiginosa parete Nord del Camicia

Tramonto sulla piana nei pressi di Fonte Vetica

Arriviamo finalmente, dopo quasi 11 ore a Fonte Vetica. Tempo di berci una birra e divorare un paio di taglieri di formaggi e affettati e si è fatto buio, dobbiamo scappare a Roma. Sulla strada verso Fonte Cerreto, troviamo un gufetto immobile in mezzo alla strada, che ci guarda. Mi fermo e con Marco lo osserviamo per qualche breve attimo. Poi, senza una ragione particolare prende e vola via verso il suo albero.


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3 responses so far

3 Responses to “Sentiero del Centenario. Agosto 2011.”

  1. Pasqualeon 22 Sep 2011 at 7:40 pm

    Gran bel sentiero, io l’ho percorso quasi nella sua totalità, ma mai tutto in una volta, mi manca da fare ancora la zona delle torri, o come le chiamiamo nella nostra zona “le cimette Santa Colomba” che ho, aimè, soltanto lambito sabato 10 settembre, insieme a Gianni Campari, ma senza attrezzatura non siamo andati oltre, e del resto eravamo partiti per arrivare al “Pieverano” e poi dormire al rifugio D’Arcangelo….Le tue foto come al solito sono stupende (quelle dei camosci, poi) e come al solito tu non ci sei mai, purtroppo è la croce che devono portarsi addosso quelli che come te o me fanno le foto agli altri, sperando, fiducia mal riposta, che gli altri contracambino….Ciao Giuseppe

  2. Simoneon 29 Apr 2013 at 3:28 pm

    Salve, è possibile fermarsi una notte lungo il “Sentiero del Centenario”? Se si, dove? Avrei intenzione di farlo ma in due giorni, con molta calma… Che dite?

  3. G-Prodzon 29 Apr 2013 at 5:41 pm

    Salve,

    un posto lungo la cresta per un pernotto si riesce sicuramente a trovare. C’è da tenere a mente però che si tratta di una cresta, in quota, con alcuni pezzi molto scoscesi. Potrebbe risultare difficile trovare subito un posto adatto. L’unico che mi viene in mente è molto avanti, alla sella prima di salire sul Camicia e dunque inutile per spezzare la gita. Comunque il mio consiglio è di pernottare direttamente all’inizio del sentiero e di partire di buon ora e farlo in giornata.

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