Feb 24 2012

Quel maledetto raggio di sole. Febbraio 2012.

Published by at 1:03 pm under Escursionismo,Stories

Sento freddo. E’ passata un’ora da quando sono partito dal campo base e il sole ancora non è sorto. Devo stare attento ad ogni passo, il “pantanito” della Rurec non perdona. Calpesto l’erba e la rugiada ghiacciata mi si infila nelle scarpe. Sento i piedi umidi, freddi, poi a un tratto sprofondo. Un attimo di disattenzione e mi ritrovo con un piede immerso in una pozza. Non riesco a trattenere la rabbia, cosa faccio adesso? Tornare significa farsi un’ora di strada in fondo a una valle dall’aspetto ancora glaciale. Decido di proseguire, se mi sbrigo in mezz’ora di salita dovrei raggiungere i primi raggi di sole che stanno scaldando la cresta che ho deciso di risalire oggi.


Guardo con desiderio quella linea disegnata dal sole sul fianco della montagna, non vedo l’ora di scaldarmi. Ho sbagliato a fare i conti però, i piedi fanno male come se avessi mille spilli dentro le scarpe, che sono inzuppate d’acqua e dunque pesanti, pesantissime. Proseguo lentamente, finché posso; ma a un certo punto cedo e mi fermo, devo assolutamente scaldarmi. Tolgo le scarpe, i calzini e mi avvolgo i piedi nel pile di riserva che ho nello zaino. Inizio a massaggiarli con forza fino a fargli riprendere colore. Strizzo i calzini più volte e svuoto le scarpe dall’acqua che vi si è infilata. Anche se va meglio, non sono ancora fuori pericolo, non ho raggiunto il sole, il suo calore. Sono le 7h00, sono ancora troppo basso. Mi rimetto in marcia.

Faccio solo pochi passi e sento di nuovo i piedi bagnati. L’imbottitura delle scarpe intrisa d’acqua si strizza sotto il mio peso e i calzini fanno il resto assorbendo l’acqua in eccesso. Come se non bastasse, non esiste un sentiero e ad ogni passo struscio contro la vegetazione coperta di rugiada con il risultato che anche i pantaloni sono bagnati, fin sopra le ginocchia. Sento di nuovo il bisogno di fermarmi, i piedi fanno troppo male. Cado in preda a mille pensieri, mi chiedo ancora se non sia meglio tornare ma penso al freddo che proverei e accantono l’idea di una ritirata. Provo ad accendere la radio ma ormai sono fuori portata, i miei compagni al campo mi aspettano nel pomeriggio e se mi succedesse qualcosa solo allora inizierebbero a preoccuparsi. Sono completamente solo in una valle disabitata, con i piedi ghiacciati e sto iniziando a sentire i brividi in tutto il corpo.

Guardo in alto e vedo la linea del sole davanti a me, mancheranno 100 metri forse; devo arrivarci è l’unica soluzione. Inizio a camminare più velocemente, anche per riscaldarmi, ma sempre nelle limitate possibilità del mio fiato messo a dura prova dalla quota. Vedo un masso piatto, lo punto e lo raggiungo contemporaneamente ai primi raggi di sole. E’ incredibile quanto marcato sia lo sbalzo termico tra l’ombra e la luce, non ho un termometro con me, ma il solo sentire il tepore del sole sulla pelle mi fa dimenticare all’istante il dolore e il disagio provato fino ad allora. Mi riposo qualche minuto dopo essermi tolto le scarpe. Come nella precedente pausa, riavvolgo i piedi nel pile e li scaldo a suon di massaggi. Strizzo i calzini, le solette delle scarpe e lascio asciugare il tutto per una buona mezz’ora. Ormai è fatta posso continuare senza problemi la mia escursione; avrò sì i piedi umidi, ma ormai il calore del sole mi sta scaldando e se non faccio tardi non patirò più il freddo oggi.


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