Apr 15 2013

Lituania. Aprile 2013.

Published by at 10:33 pm under Viaggi

L’Italia è un bel paese, ma ogni tanto è necessario andarsene all’estero, almeno per qualche giorno, per farcelo capire. Così, dopo questi mesi disastrosi per la nostra patria, è nata l’idea di “scappare” in Lituania per vedere come se la passa la gente lì. Più precisamente la nostra meta è Vilnius, la capitale, facilmente raggiungibile da Roma in appena 2h30 di volo. Spostandoci in Europa, la scelta ricade ovviamente sulla famosa compagnia giallo-blu i cui voli partono dall’aeroporto di Ciampino. Ed è proprio lì che assistiamo a una serie di scene esilaranti. Nell’attesa del nostro, infatti, osserviamo con divertimento l’imbarco di un altro volo e, nello specifico, la prova dimensione bagaglio versus misure della compagnia. Capita di tutto. Alcuni passeggeri, con zaini enormi, sgattaiolano furtivamente oltre l’imbarco, mentre le hostess sono girate; altri invece vengono inesorabilmente placcati. Le hostess sono sempre molto fini e cortesi, soprattutto quando hanno a che fare con persone straniere. E’ a quel punto che dimostrano le loro conoscenze linguistiche, sfoggiando un inglese dalla pronuncia ineccepibile: “No! Miiister. Nun se pò. Comme here, comme here”. Tralasciamo però per un attimo questa triste mancanza, propria della cultura italica, per concentrarci sui passeggeri. Anche tra loro troviamo veri e propri fenomeni. Le prime a catturare la nostra attenzione sono una coppia di ragazze, un po’ sovrappeso, al pari del loro bagaglio. Ovviamente a nessuna delle due il bagaglio entrava nella minuscola gabbietta di prova, così, con la finezza e gentilezza di cui sopra, le hostess avvertono: “No bordin, so 50 euro e okay bording”. Le due ragazze ovviamente non vogliono sborsare i denari e tentano di tutto, spingendosi a sfidare le stesse leggi universali sulla compressione dei materiali. Ci mettono 20, forse 25 minuti, 6 prove a testa e, finalmente, capiscono che tutto sommato è fine inverno e possono ancora mettersi addosso i vestiti per snellire la valigia. Ce l’hanno fatta. Nel mentre, però, un’altra situazione aveva nuovamente attirato la nostra attenzione. Un signore sui quaranta, accompagnato dalla moglie, infila la valigia nella gabbia blu. Non entra perfettamente ma, con una piccola spinta, finalmente si infila quel tanto che basta per soddisfare la hostess che si occupava del controllo dimensioni bagagli. Purtroppo per il malaugurato passeggero, la gabbia blu aveva deciso di tenersi il bagaglio. Il signore tira, poi mette il piede, infila la mano, si fa aiutare dalla moglie che gli regge la struttura “misura-bagaglio”, si asciuga il sudore dalla fronte, si ferma, guarda, tenta di riflettere. E’ tutto vano: la gabbia vuole la valigia, non c’è nulla da fare. Dopo numerosi tentativi, che portano il signore a sdraiare la struttura di cui sopra sul pavimento, ostacolando oltretutto il transito dei passeggeri verso l’aereo, la struttura cede e rilascia la valigia. Ci gustiamo infine il teatrino organizzato da tre signore di gran classe: sui 40-50, pantaloni attillati, tacco 20 e trucco da…ci siamo capiti. Anche loro, come altri, fanno parte di coloro i quali viaggiano con idee in merito alle regole sui bagagli un po’ diverse da quelle della compagnia. Alla fine però, una soluzione c’è sempre e dopo qualche schiacciamento di valigia ed esborso di denari riescono a salire sull’aereo.

Nei pressi della stazione ferroviaria dell’aeroporto di Vilnius


Arriviamo in una città imbiancata dalla neve, parecchia neve. Non dovrebbe essercene così tanta in questo periodo; ad ogni modo siamo attrezzati e la cosa non ci preoccupa. Assieme alla neve abbiamo il “piacere” di essere accolti da un freddo decisamente pungente, non appena usciamo dal riscaldatissimo aeroporto.

Stradina del centro

In appena mezz’ora di autobus (o sette minuti di treno) si arriva nei pressi del centro città. Il posto è decisamente compatto e già durante la prima mezza giornata riusciamo a farci velocemente un’idea di dove si trovano le cose da vedere. Ovviamente è tardi e gran parte dei musei stanno per o sono già chiusi. Qui infatti scordatevi visite al chiaro di luna, la maggior parte dei musei chiude alle 17h. Sarà la latitudine ma in effetti, non appena il sole scompare, le temperature da basse che erano diventano decisamente polari e la neve inizia a ghiacciare sui marciapiedi. Questo è anche il motivo per cui, pur essendo sabato pomeriggio, non vediamo nessuno in giro; sembra quasi una città disabitata. Staranno tutti rintanati a casa al calduccio? Probabile. Un’altra cosa che colpisce la nostra attenzione è l’assenza di cartelloni, insegne, pubblicità. Non che non ci siano del tutto, ma sono molto discrete, compatte, non invasive, contrariamente a quelle presenti a Roma ad es. Alcune volte diventa quasi difficile capire cosa si celi dietro una porta o un’insegna. A questa scarsità di segnaletica si devono aggiungere le scritte in lituano che non facilitano certo la vita del turista.

Chiara poco dopo una rischiosa scivolata sul ghiaccio

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In appena mezz’ora di pullman (o treno) da Vilnius, si raggiunge la zona di Trakai, con i suoi laghi e il castello, l’attrazione principale. Esistono viaggi organizzati, ma sinceramente non ne vale assolutamente la pena. Oltre a costare tanto per gli standard locali (29 euro) il problema di questi pacchetti è la loro eccessiva rigidità. Tutto deve essere fatto nel tempo prestabilito. Volendo prendercela con calma optiamo dunque per il fai da te. La stazione dei pullman si trova a fianco della stazione centrale e il biglietto A/R costa appena 4 euro. Una volta arrivati a Trakai, si raggiunge il castello con una breve passeggiata di 20 min lungo le rive del lago. Ma dov’è il lago? Intorno a noi il paesaggio è desolatamente bianco e ci mettiamo un po’ a capire che il lago è completamente ghiacciato e sommerso dalla neve. Siamo sorpresi, non ci aspettavamo di trovare un lago ghiacciato. Ovviamente la prima malsana idea che ci viene in mente è di camminare sul ghiaccio. Esitiamo all’inizio, anche e soprattutto a causa della mancanza di esperienza. Ma poi iniziamo a vedere gente seduta in mezzo alla distesa di ghiaccio intenta a pescare e così decidiamo di avventurarci anche noi nella nostra prima passeggiata su un lago ghiacciato.

Il castello di Trakai

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Giunti nei pressi del castello cominciamo a incontrare un buon numero di turisti. D’altronde è una splendida giornata, è domenica e ci troviamo nella più rinomata località turistica della zona. Ce n’è per tutti i gusti: dalla famiglia lituana alle prese con la “gita fuori porta” fino a turisti russi, spagnoli, inglesi e francesi.

Ci vogliono circa 2h30 per visitare il castello e il museo. Molto interessanti i pezzi più antichi esposti al suo interno, quelli più moderni invece (XIXesimo sec.) lasciano un po’ a desiderare per fattezza e qualità. Una cosa che mi colpisce sin da subito è l’abbigliamento tradizionale dell’epoca. Numerosi sono infatti i particolari che mi fanno pensare a un’influenza

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mediorientale. E infatti l’influenza c’è stata…in particolare dalla lontana Mesopotamia (l’odierno Iraq più o meno). Da lì, nel XIVesimo secolo, è arrivata la popolazione Karaite. Si tratta di una fazione di ebrei puritani la cui peculiarità è di disconoscere il Talmud, il testo sacro dell’Ebraismo. Prima di arrivare nei territori che compongono l’attuale Lituania, questa popolazione si era inizialmente insediata nell’odierna Turchia, in particolare nelle zone nord sulle sponde del Mar Nero. E’ da lì che è partita la migrazione che li ha poi portati nel Gran Ducato di Lituania. Un’altra peculiarità molto interessante di questo gruppo, che oggi sta scomparendo, è data dalla forte influenza che l’Islam ha avuto sulla loro religione. Da quest’ultima hanno ad esempio adottato l’usanza di togliersi le scarpe prima di entrare nel luogo di culto.

La bandiera Lituana

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Rientrati da Trakai, è ancora abbastanza presto per vagabondare un altro po’ nel centro di Vilnius e visitare qualche museo. Una cosa da sapere è che il lunedì e il martedì questi ultimi sono quasi tutti chiusi, dunque organizzatevi bene in caso di visita! Il museo più interessante che ci è capitato di visitare è senza dubbio il Genocide Victims’ Museum (anche noto come KGB Building). L’esposizione è decisamente ben organizzata e racconta con dovizia di particolari le travagliate vicende del popolo Lituano dalla fine degli anni ’30 fino al crollo dell’URSS.

La cattedrale di San Stanislao e Ladislao

Altro bel posto da visitare, non tanto per i manufatti esposti quanto per la vista, è il castello di Gedimino che sovrasta la città. Da lì si può avere un rapido colpo d’occhio sulla struttura della città e dei quartieri che la compongono. Vale anche la pena farsi un giro all’università di Vilnius, una delle più antiche dell’Europa dell’est (fondata nel 1579). L’ingresso è a pagamento, non costa tanto (1,50 euro), però ci si sente un po’ presi in giro visto che ci sono almeno altri 3 ingressi secondari incustoditi per accedere al campus. Insomma, qui lo dico e qui lo nego, non entrate dall’ingresso principale che si trova a ridosso del palazzo presidenziale. L’Università di Vilnius va vista per via della sua particolare organizzazione (con i suoi 12 cortili interni), ma alla fine non è che sia questo granché dal punto di vista architettonico.

Case nel quartiere di Uzupis

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La vista dal castello Gedimino

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Il cortile principale dell’università di Vilnius

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Università di Vilnius

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Ci sono poi le chiese e la cattedrale da visitare. Le più importanti sono la Cattedrale di St. Stanislaus e la chiesa di St. Anna. L’interno della cattedrale è veramente orribile. Non ci sono altre parole per descrivere le pareti di vernice laccata e l’accozzaglia di stili che sono riusciti a creare al suo interno. La chiesa di St. Anna invece, con il suo perfetto stile gotico, è veramente molto bella e interessante anche dal punto di vista fotografico. Nei pressi di quest’ultima si trova un singolare quartiere autoproclamatosi repubblica indipendente nel 2002. Si tratta del quartiere Uzupis, un ex quartiere malfamato ripopolato negli anni da artisti provenienti da tutta la regione.

La chiesa di St. Anna

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Infine, “imperdibile” prima di lasciare Vilnius, c’è il monumento dedicato a Frank Zappa. Non è nulla di che e non cercate collegamenti tra Frank e la Lituania perché non ce ne sono, ma se vi capita di percorrere la strada Pylimo G. una rapida occhiata non costa nulla.

Chiara e Frank Zappa

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Stradina del centro

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