May 21 2013

Pietracamela e il Duca degli Abruzzi. Maggio 2013.

Published by at 8:13 pm under Photography

Vado spesso a Pietracamela ma raramente mi sono soffermato sul borgo e sulle opportunità fotografiche che ha da offrire. Spesso capita quasi di disdegnare (fotograficamente parlando) i luoghi che frequentiamo più spesso. Eppure, proprio l’assidua frequenza ci permetterebbe di cogliere le più piccole sfaccettature, la migliore luce di un determinato posto. Con questi pensieri in testa sono partito, deciso a perdermi nelle piccole stradine di questo paese lasciato in balia di se stesso. Ecco alcuni degli scatti…

Volti nei vicoli di Pietracamela.

La frana del 2011, due anni dopo. Cosa è cambiato? Poco a conti fatti. La natura segue il suo corso e l’erosione, più o meno agevolata dalla mano dell’uomo, prosegue la sua lenta attività. Gli unici lavori di consolidamento, li sta facendo colei che ha scatenato l’inferno. La natura ha infatti deciso di cancellare le tracce e le piante stanno assolvendo tale incarico. Anche l’uomo ha la sua parte in tutto ciò. Ma non l’uomo qualunque, quello della montagna, colui che ci vive e conosce i capricci della pietra. La montagna può essere considerata viva: cresce e muore. L’uomo della montagna lo sa e continua a frequentarla consapevole del fatto che ella possa perdere qualche pezzo senza darne preavviso. Questa consapevolezza fa sì che si riaprano i sentieri, lentamente, un passo alla volta, anche in zone vincolate da un foglio di carta. 

Uno dei tanti vicoli di Pietracamela. In primo piano, una delle strutture in legno e tubi Innocenti costruite dai Vigili del Fuoco nel 2009 all’indomani del sisma dell’Aquila.

Lentamente, la natura fa il suo corso nelle zone meno curate e frequentate del paese.

Interessanti geometrie.

La parte bassa di Pietracamela.

Fiocco.

Non sono rimasto a Pietracamela tutto il tempo, sono stato anche su, in montagna. Con Luigi, al Rifugio Duca degli Abruzzi, eravamo decisi a salire in vetta al Corno Grande per la Direttissima per poi scendere dall’altro versante, attraversando il Ghiacciaio del Calderone e la Valle delle Cornacchie fino alla Madonnina (la traversata alta). Purtroppo non sempre le cose vanno secondo i piani quando si ha a che fare con la montagna e, a causa del forte vento e delle condizioni eccessivamente variabili del tempo, abbiamo deciso di rinunciare. Poco male, c’è sempre tanto da fare in un rifugio!

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Questa foto mi piace molto, non solo per via dei colori o del movimento delle bandiere, ma anche per quel che le due bandiere rappresentano. Non voglio entrare nei particolari e vorrei evitare di parlare del populismo dilagante ai giorni nostri sulla questione, vorrei solo fare una considerazione. L’Europa unita non è una necessità, è un’opportunità. Tuttavia l’Italia, come altri paesi, si sono lanciati verso un processo di integrazione tra Stati, a mio avviso, senza aver completato prima il proprio processo di integrazione interno. Oggi l’Europa è bloccata anche perché non si riesce a superare lo scoglio dell’integrazione politica. Finché noi Italiani lo scoglio dell’integrazione politica lo avremo dentro casa, l’Unione Europea non potra trarne beneficio e noi con essa.

La stazione sciistica di Campo Imperatore.

La vetta Occidentale del Corno Grande e le indicazioni per il Rifugio Garibaldi, primo rifugio del Gran Sasso, relegato oggi a brutto anatroccolo. Siamo tutti in attesa di vederlo riaprire…

Una foto può scatenare in chi la guarda una serie di stimoli sensoriali più o meno piacevoli. La tipologia e la forza di tali stimoli dipende da persona a persona ma generalmente, se una foto è espressiva, la radice dello stimolo è facilmente condivisibile tra più persone. Tuttavia non sempre il fotografo riesce a trasmettere la realtà e tende, volente o nolente, a modificarla. La foto qui sotto, ad esempio, mi sembra trasmetta un piacevole senso di quiete. Il freddo della neve contrasta con il calore dato dalla luce calda proveniente dalla finestra. Il graduale scurirsi del cielo segna l’incombere della notte e la fine di una faticosa giornata. Ma il fotografo in tutto questo come stava? Ci sono due indizi che potrebbero insospettire…il primo è dato dalle leggere striature  sopra le nuvole arroccate sul Corno Grande, il secondo le bandiere. Ebbene sì, avete capito bene, tirava parecchio vento. Tanto vento che, alla fine, ho dovuto desistere dal continuare a scattare. Con lo scurirsi del cielo ero infatti costretto ad aumentare il tempo di posa a diversi minuti per ottenere l’effetto desiderato. Purtroppo però, nonostante mi fossi portato il cavalletto più robusto e lo avessi zavorrato anche tenendolo io stesso, vedevo il corpo macchina oscillare ogni qualvolta veniva colpito da un raffica di vento…insomma foto inutilizzabili e fotografo che batteva vistosamente i denti! Un’immagine ben lontana dalla sensazione di quiete che trasmette ora questa foto.

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