Mar 19 2008
Canale Chiaretti-Pietrostefani e Monte Terminillo..
Come al solito, sempre così, non c’è verso di cambiare le cose. Tra poche ore ho appuntamento con gli altri al Glicine, sono le 2h36 e io già inizio a svegliarmi. Dentro di me continuo a ripertermi: “Dormi stupido la sveglia è alle 4h20″. Niente. Alle 3h23 apro di nuovo gli occhi. Comincio ad agitarmi nel letto. Alle 3h54 riguardo il cellulare. Alle 4h05 sono in bagno a lavarmi i denti, praticamente già pronto… Non mi va di aspettare, l’appuntamento è alle 5h e ogni mia azione viene effettuata con una lentezza esasperante, devo perdere tempo. Alle 4h26 sono già in macchina, cerco di tenere a bada il piede destro. La flaminia a quest’ora è deserta e si viaggia che è un piacere. Come sbagliare, sono il primo ad arrivare…
Dopo diverse decine di curve, strade sbagliate, stop, precedenze, salite e discese, eccoci al Sebastiani dove lasciamo l’auto. Cosa ci faccio qui? Beh ancora non si sa!! Si tratta della seconda uscita del corso di alpinismo invernale del CAI e gli allievi, noi, io, non sappiamo nulla, solo che si sarebbe andati al Terminillo. Finalmente una volta pronti ci viene rivelato il nostro obiettivo, quelli più “esperti” andranno a fare il canale Chiaretti-Pietrostefani; inizio ad informarmi, dubbioso se andare con loro o restare con i “novellini”. Vengo trascinato da un po’ di gente e alla fine vado, ripensandoci a posteriori ho fatto bene! Il canale visto da lontano fa un po’ impressione, sembra verticalissimo. Una volta sotto invece ci si rende conto dell’inclinazione del pendio e tutto si ridimensiona. Ci fanno andare su legati, facendo scorrere un prusik su una corda fissa. Non sono un esperto ma mi sembrava un tantinello esagerato. Come difficoltà, tanto per fare un paragone, sembra di salire alla cupola di San Pietro. Il canale era solcato da una lunga scalinata di gradoni di neve bella dura. Trovo che legarsi sia stata una perdita di tempo e soprattutto, secondo il mio punto di vista pericoloso, meglio che uno solo se ne vada giù invece di portarsi 20 persone dietro. Vabbè, pensieri miei…Comunque, la salita prosegue lenta e inesorabile verso la fine del canale. Da lì si svolta a sinistra, io ne approfitto per passare davanti ad un po’ di gente e vado subito dietro i primi due in testa. Si oltrepassa un canaletto e si arriva su un pendio dove provo un po’ di fastidio. A destra e a sinistra pochi metri di discesa e poi si vola giù, il mio passo si fa un po’ insicuro ma fortunatamente solo per poco. Arriviamo ad un punto in cui bisogna traversare a sinistra, poca neve, si procede con i ramponi sulla roccia. La piccozza diventa fastidiosa e la incastro tra la schiena e lo zaino per poter avere le mani libere, mi metto ad arrampicare. Da lì altri 50-60 metri e siamo in vetta. Li faccio barcollando come un ubriaco quegli ultimi metri, il vento soffia fortissimo e un paio di volte quasi mi butta giù. Da lì proseguiamo lungo la cresta per arrivare in cima al canale centrale da dove dobbiamo scendere. Dopo i primi 40 metri di discesa, in seguito ad un attacco di scivolite acuta e in mancanza di una tavola da snow, mi levo ramponi e imbrago e arrivo fino a giù scivolando sul sedere (la prossima volta mi porto la paletta!!!). Giù la neve è una pappa ed è veramente fastidiosa quando ci cammini, per fortuna che ho accelerato la discesa, poco elegante ma chissenefrega!
Insomma un’altra giornata in mezzo ai monti, alla neve, al vento gelido. Solo due cose non mi sono andate tanto giù: la prima il quantitativo di gente, ma cosa ci posso fare, si tratta di un corso. La seconda, la fastidiosa presenza di un istruttore che visto il suo comportamento da cafone incaxxato doveva sicuramente essere fresco fresco di corna… Speriamo non venga più.
Ecco come si presenta il canale.

Eccomi invece quasi alla sua fine, dietro le corde messe dagli istruttori…. Mah…

Ecco il passaggio più delicato della salita, via la piccozza e si va su arrampicando.

Foto by Luigi!

Bel racconto.
Non sai quanto capisco che cosa intendi con il “fastidio” per la troppa gente. Un bel termine che usa spesso Giulio è “prurigggggginoso”.
Nel canale, come ho scritto, la sensazione era quella che si prova quando si va in cima al cupolone di San Pietro