Aug 30 2007
3 Cime di Lavaredo e Monte Cristallo
Tutto nasce da un invito accettato quasi istantaneamente: ” Giuseppe ti va di venire con noi su in montagna?” “SI!”Dopo una settimana e qualche imprevisto eccoci per strada, direzione Misurina dove ci aspetta Paolo, già sul posto da qualche giorno.Arrivati a Misurina il fresco ci dà il benvenuto, scatta subito il pile e non provo nessun rimpianto per le temp° torride da cui proveniamo. Subito si comincia a decidere sul da farsi e con Davide ci rimettiamo subito nelle mani di Paolo conoscitore della zona. L’indomani andremo a fare il giro delle 3 Cime di Lavaredo e forse anche una ferrata…Le “Cime di Lavaredo”… La prima volta che vidi questo nome era su un libro, per me era un nome come un altro di qualche cima fantastica dove non sarei probabilmente mai andato. E poi eccomi qua, qualche anno dopo, proprio in quel posto, in mezzo a quelle maestose montagne piene di storia…. Dal campeggio prendiamo l’auto e ci dirigiamo verso il rifugio Auronzo a 2333m, lungo il percorso il duro salasso.. 20 euro per fare 5km di strada.. Il mio pensiero sulla faccenda è molto controverso.. Da una parte mi rode però dall’altra penso che così molta gente non ci va e magari così uno sta più tranquillo e MAGARI trovi meno spazzatura lungo i sentieri. Ma della seconda non sono troppo convinto.. Comunque, iniziamo il giro.. Davide e soprattutto Paolo mi prendono in giro per via delle mie scarpe, un paio di “pedule” in Sympatex di circa 9 anni fa ormai comode e deformabili come un paio di pantofole.. Però hanno sempre fatto il loro lavoro e soprattutto la suola ancora non si è staccata!Il sentiero più che sentiero lo definirei una carrareccia, larga, in piano, una passeggiata con alla nostra sinistra le “Cime” viste con una prospettiva del tutto bizzarra e diversa da come siamo abituati a vederle. Sul versante sud sono molto più frastagliate, appoggiate e articolate, sul versante nord (quello classico da foto) si trova la parete “seria” quella verticale e strapiombante dove sono state compiute grandi imprese alpinistiche e non.Arrivati alla sella ci fermiamo per fare qualche foto e decidere il da farsi. Di fronte a noi si aprono 3 diverse prospettive, 3 diversi sentieri e noi naturalmente decidiamo di fare quello più duro, la ferrata del Monte Paterno che si eleva di fronte a noi… Siamo attrezzati, che problemi ci possono essere?La ferrata del Monte Paterno è una ferrata “storica” nel senso che durante le guerre, in particolare la prima guerra mondiale, soldati italiani e soldati austriaci se le davano di santa ragione da quelle parti, ovviamente, già all’epoca lo stato italiano forniva imbraghi, caschi e kit da ferrata per tutti.. Beh i caschi almeno sì..Qualche tratto vertiginoso sprotetto che mi ha messo in difficoltà ma alla fine sono andato avanti pensando a quei soldati che su quei sentieri ci correvano o ci camminavano portando chili e chili di viveri e munizioni.Seguiamo senza troppi intoppi il sentiero della ferrata incrociando i più disparati personaggi con i modelli più fantasiosi di kit di assicurazione autocostruiti. Poi verso l’ora di pranzo arriviamo ad un’altra sella dove parte l’ultimo tratto di ferrata che porta alla vetta del Monte Paterno. Lì un viavai di persone degno di via del Corso alle 4 di sabato pomeriggio ci inducono ad una rapida decisione di rimandare ad un eventuale altro viaggio l’assalto alla vetta. In parole povere si finisce di sgranocchiare i viveri e si torna giù.Il primo tratto della discesa non presenta enormi difficoltà tranne che ad un certo tratto invece di girare, tiriamo dritto, sbagliando sentiero e ci ritroviamo in un vicolo cieco. In questo posto troviamo una lapide di un giovane morto lì tanti anni fa.. Scatta la toccatina e si torna indietro e lì subentra il panico in me.. Per arrivare a quel punto si passava per una traccia di sentiero su ghiaietta con alla destra la valle, cioè 10 minuti buoni a rotolare fino a giù nel caso di una caduta. Mentre si sale nessun problema, ma la discesa su quel tratto è stata un bel po’ problematica visto che non c’era nulla a cui reggersi.. Lo so lo so, mi prendevano per il culo per via delle scarpe, beh forse un po’ avevano ragione…..Ripreso il sentiero ci imbattiamo nel tunnel, un lungo tunnel scavato nella roccia dai soldati ad inizio secolo con tanto di scalette che ci fanno rapidamente perdere quota. Per fortuna, alla faccia di chi mi dice che mi porto sempre troppe cose nello zaino, sono frontale munito e il buio pesto che ci circonda per i 15 min di traversata non è un problema. All’uscita del tunnel si apre davanti a noi una magnifica panoramica sul rifugio Locatelli e alla nostra sinistra le “DreiZinnen “, Le “Tre Cime”. Qualche istante dopo, eccoci seduti davanti al rifugio con una birra in mano chiacchierando del più e del meno e osservando con stupore la sontuosità della faccia nord.Di nuovo tempo di decisioni, anche questa volta, 3 sentieri e anche questa volta ci complichiamo la vita… Decidiamo di chiudere l’anello che gira intorno alle Cime. Io non mi rendevo realmente conto del tragitto, sembrava ci fosse una leggera discesa e un’altrettanto leggera salita, ma invece no. Man mano che ci avvicinavamo alle Cime la discesa era sempre più lunga e idem per la risalita. Nulla di particolarmente tosto ma la stanchezza iniziava a farsi sentire, soprattutto perché io come al solito, ogni volta che dormo fuori in tenda, la prima notte non chiudo occhio. In questi casi mi rimetto alle mie gambe e decido di mantenere un certo ritmo per arrivare in cima alla salita il prima possibile e potermi riposare un po’. Distanzio così Paolo e Davide e mi godo qualche minuto di relax, con la Cima Grande (3003m) proprio di fronte a me. Osservo a lungo anche il famoso tetto di 40m dove Alex Huber hanno da poco tempo liberato una nuova via. Ce la farò un giorno ad arrivare su per la normale?Finalmente mi raggiungono e riprendiamo la marcia. Arrivati quasi al parcheggio notiamo altri tunnel e costruzioni in mezzo alla faccia sud delle Cime, ci erano sfuggite all’andata e adesso le osserviamo con stupore. Ma è ora di tornare giù, una rapida doccia al campeggio e via a dormire, si fa per dire perché un’altra volta ancora non chiudo occhio.. Ma questa volta è colpa di due tizi che nonostante il campeggio praticamente deserto si vengono a piazzare a ridosso delle nostre tende. Verso le 22h, dopo aver strillato, volevo dire parlato a voce leggermente più alta dell’umanamente tollerabile (due ubriachi in un’osteria in pratica), i due soggetti si mettono a dormire. Mezz’ora dopo si accende un motore, uhm, dal rumore sembra un diesel, un 2.0 o giù di lì… Nella mia testa sono convinto che si tratta di un camper appena arrivato che si sta sistemando. E il rumore continua ed è vicinissimo alla tenda e mi viene un dubbio, sono i due tizi, con manco a dire… una Bravo 2.0TD! Il mio cervello inizia ad elaborare teorie sul perché questi due debbano tenere così a lungo il motore acceso mentre dormono tutti. Ad un certo punto Paolo, nella tenda accanto alla nostra (e a meno di 3 metri dall’auto incriminata) apre la tenda e “gentilmente” gli urla di andare a farsi un giro. Io mi stavo contorcendo dalle risate quando ho pensato che i due probabilmente si stavano morendo dal freddo… Non ci volevo credere e non ci avevo neanche pensato prima perché era inconcepibile per me passare una notte con il motore acceso (per 10 ora di fila..). L’indomani scoprirò che dentro la tenda avevano un materassino e una copertina di pile… A più di 1600m con la temperatura scesa durante la notte a 5°… BRAVI….Domenica, ci si alza presto e in poco meno di un’ora siamo alla base della funivia che ci porterà al rifugio Lorenzi sul “Cristallo”. Anche qui il tesserino C.A.I. non serve a nulla (ma che me so iscritto a fa’?), anzi ho notato anche un certo ghigno sulla faccia della cassiera, oltre al danno la beffa…La seggiovia è una di quelle ultramoderne (vecchie di 10 anni al nord) che noi poveracci del centro Italia non vedremo mai con tanto di paratia antivento. Sarebbe tanto comoda in posti come Campo Imperatore dove il vento è veramente fastidioso d’inverno (sto forse esagerando con le comodità?). Comunque, arrivati in cima a questa funivia si prende un breve sentiero in discesa per poi salire su un pezzo di storia che avrebbe fatto concorrenza alla vecchia biposto di Ovindoli. Si sale su delle specie di supposte colorate da 1 posto e mezzo dove uno viene spinto dentro dall’addetto di turno e come se non bastasse la porta viene chiusa da FUORI!!! Io non avevo modo di aprirla da dentro e quasi in cima mi è venuta la paranoia che l’omino di sopra si fosse assentato un attimo per bisogni fisiologici proprio nel momento in cui arrivavo e io sarei rimasto l’intera giornata a girare dentro a quella scatola di latta pericolante. Per fortuna così non è stato e dopo un lasso interminabile di tempo, paranoie varie e piani di evasione, finalmente rimetto i piedi a terra a quota 3000m.Fa freddo, fa tanto freddo e tiro fuori la mia giacca. Guardo il termometro all’ingresso del rifugio, 1°C. Non male per una mattinata soleggiata..Ripreso un pò di calore dopo un buon caffe e sistemata l’attrezzatura, ci dirigiamo verso la ferrata Dibona. Dopo pochi metri la prima scaletta e poi via su tratti facili, altro che la ferrata del Monte Paterno. Qui ogni centimetro della ferrata era attrezzato, un sollievo per me, nessun tratto esposto da fare sprotetto con le mie scarpe di me.. bellissime e aderentissime scarpe..Arriviamo al famoso ponte del Cristallo e lì decidiamo di comune accordo di tornare indietro e di andare sull’altra ferrata che porta al “Cristallino”, sembrava più divertente. Parto con Paolo su quest’altra ferrata, sulla cresta opposta alla Dibona. Sicuramente più arrampicatoria, più esposta e sempre ben protetta, mi piace! Andiamo avanti per un po’ fino a che perdiamo di vista Davide, rimasto al rifugio, e dopo qualche altro metro decidiamo di tornare indietro e raggiungerlo. A questo punto scatta l’ora cibo e ci gustiamo ognuno la nostra porzione di canederli con l’immancabile Franziskaner annessa.E’ ancora presto quando arriviamo giù, passiamo al volo al campeggio per prendere l’attrezzatura e si parte in direzione della falesia di Landro a pochi chilometri da lì. Tre ore per trovare il posto e finalmente arriviamo in questa falesietta immersa nel bosco (magari avere posti così freschi da noi…). Io con disinvoltura arrivo, butto la sacca e comincio a salutare i presenti… L’avessi mai fatto, la prossima volta arrivo e li mando direttamente a quel paese… Zero, muti come pesci, qualche sguardo e poi il gelo. Bah, contenti voi.. Vedo delle placchette che sembrano facili e inizio a prepararmi. Vicino a noi, due “climbers”, ci riprovo e gli chiedo se sanno i gradi di qualche via (eh sì, siamo senza guida). Mi guarda e come potrebbe rispondere un albanese ubriaco mi fa un grugnito che sembrava significare “quinto” e agita il braccio verso la sua sinistra. Grazie sei troppo gentile, spero tu non abbia sprecato troppi neuroni con questo sforzo mentale sovraumano…La roccia, la dolomia, è totalmente nuova per me e faccio una fatica mostruosa a leggere la via ma nonostante ciò, e azzerando qualche passaggio, metto la corda in qualche catena e ci divertiamo lo stesso.La sera arrivando al campeggio ci domandiamo se i due “carissimi” vicini sono ancora lì. Non ci sono, evvai, ma al loro posto, che bello, una coppia con due bambini piccoli… Iniziamo ad innervosirci visto che in tutto il campeggio ci sono 5 tende e 3 camper e non si sa come ci si incollano tutti, ma dopo pochi minuti siamo già impegnati ai fornelli e i nostri pensieri sono rivolti ad altre cose.. L’indomani si riparte, si ritorna in quella gabbia di matti, si torna a Roma.
Lago di Misurina
Paolo, Davide e le Dolomiti
Il doppio trio
Classica foto delle “3 Cime”
Feritoie panoramiche
Scalette lungo la ferrata del Monte Paterno
Un pò di thè dopo qualche passaggio delicato
Drei Zinnen
Paolo che ci dice di passare, tranquilli non viene giù..
La discesa verso il Locatelli
Laghi di alta quota
Il tunnel scavato ad inizio secolo
Paesaggi di pietra
Il Locatelli
Le Tre Cime viste dal Locatelli
Ripartendo per concludere il giro delle 3 Cime
Davide e Paolo
Paesaggi surreali
Arrivo al Cristallo
La seggiovia “moderna”
Testamento fotografico..
La lunga salita verso i 3000
Quasi 1000m di dislivello con una pendenza a tratti superiore a 30°.. Piena di neve..
Ferrata Dibona
Il ponte Cristallo
Il rifugio Lorenzi
Ferrata Dibona
Davide sulle scalette
Segnaletica
Ferrata del “Cristallino”
