May 16 2008

Anticima Nord del Corno Grande. Maggio 2008.

Published by at 1:47 pm under Escursionismo,Neve e valanghe

Dopo un’intensissima giornata a Pietrasecca ad arrampicare, ci dirigiamo, con Luigi e Roberto, verso Intermesoli dove passeremo la notte. L’indomani ci attende una lunga giornata… Domenica c’è l’ultima uscita col corso CAI e ci sono dei fumogeni da portare in vetta. Non sapendo ancora su quale vetta dovevamo andare e non sapendo se avrei fatto in tempo a stare all’una in punto in cima, mi ero deciso ad accollarmi la mansione di fotografo. Anche se non fossi stato su qualche vetta probabilmente mi sarei comunque ritrovato in qualche punto adatto per immortalare i fumogeni. Così non è stato…

Roberto era diretto alla vetta Orientale del Corno Grande, come al solito da solo. Verso le 6h di domenica sento dei rumori, è Roberto che sta uscendo di casa, io riprendo il sonno interrotto, manca un’ora alla mia sveglia. Alle 8h15 con Luigi e Gianni che nel frattempo è venuto a prenderci, ci ricongiungiamo con gli altri corsisti. Ci prepariamo in fretta, convinti che saremmo saliti con la prima seggiovia delle 8h30… Invece passano i minuti e non succede nulla, anzi gli istruttori non ci sono. Scopriamo che un po’ di gente è rimasta bloccata sul raccordo a causa di un incidente. Per farla breve si inizia a prendere la seggiovia alle 9h25, io rimpiango di non essere partito con Roberto, soprattutto dopo aver scoperto che la vetta Orientale è il nostro obiettivo. Cerco di mettermi in contatto con Roberto che mi dice di trovarsi al Franchetti. Quando arrivo su, lui è già andato via… Niente, speravo di raggiungerlo e poter salire assieme ma abbiamo perso troppo tempo. Dal Franchetti iniziano a venirmi dubbi, le nubi si stanno addensando sulle cime, sono le 11h30, hanno previsto peggioramento e il Gran Sasso nella stragrande maggioranza dei casi si vela proprio verso metà giornata. Esposte le mie preoccupazioni sull’orario un po’ avanzato, vengo subito rimesso in riga con un “non è tardi, non ci sono problemi”. Ci rimettiamo in marcia, direzione il Calderone. Una salita che non finisce mai, di una noia pazzesca per via della sua monotonia. Salgo rapido in linea retta per i 3/4 del pendio prima di iniziare a perdere colpi e ad aumentare le soste. Mi guardo intorno, ormai le principali vette sono scomparse, nascoste dalla nebbia. Poco dopo, a pochi metri dalla fine della salita, arrivati alla base del Calderone la nebbia ci sorprende. Non si vede nulla e mi girano un po’, mi sta passando la fantasia di salire. Cerco di pensare ad altro, faccio qualche foto e mi rimetto in marcia. Facciamo la normale, nessuna grossa dificoltà, mi preoccupa un po’ la discesa ma cerco di non pensarci. Arriviamo sull’anticima nord e lì ci fermiamo per aspettare il gruppone. Durante l’attesa finisco per convincermi, non voglio proseguire. Non si vede nulla, c’è poco vento e dunque poche possibilità di apertura e non mi va di scendere in mezzo ad altre 40 persone. Mentre le ultime persone partivano dall’anticima in direzione della cima principale, vedo una figura familiare, è lo zaino di Roberto! Eccolo, sta tornando giù, perfetto così posso scendere prima. Dopo aver avvertito Grazzini e ricevuto da lui l’autorizzazione a tornare a valle, faccio il mio prusik sulla corda fissa che aveva appena finito di mettere e mi incammino verso valle. Roberto ed altre 3 persone scendono come razzi, io mi muovo lentamente, prendendo tempo per evitare cadute. Supero la prima corda fissa, scendo ancora qualche metro e mi fermo. Sto in mezzo ad una parete circondato dalla nebbia, non vedo ne sento nessuno. Una piacevole sensazione mi invade, mi sento tranquillo e in pace con il mondo. Ricomincio la discesa. Ad un tratto mi sembra di andare troppo a destra, decido di spostarmi più a sinistra (faccia a valle) ma in quel momento sento qualcuno che mi chiama. Sono gli altri che mi stanno aspettando, stanno a destra… Vabbè.. Li raggiungo, passo un canalino ghiacciato (dove non ero passato in salita) e ci ritroviamo su uno slargo. Da qui non si passa.. Voltiamo a sinistra (faccia a valle) e ritroviamo il canale giusto dove Grazzini aveva messo la corda e dove mi stavo dirigendo prima di essere chiamato. Finalmente arriviamo al Calderone. Tutto ad un tratto il cielo si apre e si vedono, in tutta la loro imponenza, i paretoni del Corno Grande. Vedo anche gli altri del corso, ancora tutti in Cima sulla cresta. Inizia la discesa, praticamente di corsa, interrotta solo da qualche scatto. La luce è spettacolare, il paretone est del Corno Piccolo è illuminato alla perfezione e la valle è riempita da una montagna di nubi che assumono ogni possibile gradazione di grigio. Sono troppo preso a fare foto per pensare che gli stiamo andando incontro. Continuo a scendere fino ad arrivare ad un grosso masso dove si sono fermati gli altri. In meno di 30 secondi veniamo avvolti da una nebbia fittissima, la temperatura cala brucamente tanto che il sudore che era trasudato dalla mia maglia si gela e mi ricopre di un sottile strato di brina. Metto subito via la macchina fotografica e mi riparo con la giacca. Ricominciamo a scendere di corsa, inizia a nevicare, neve pallottolare della stessa consistenza della grandine. Ad un tratto ci perdiamo di vista ma per fortuna le orme lasciate dalle 40 persone del corso resistono e ci permettono di arrivare al Franchetti. Ci si leva i ramponi, le mie mani sono gelate e faccio fatica. Tra me e me penso che ho fatto benissimo a scendere prima. Si ricomincia la corsa verso valle. Nel vallone delle Cornacchie la neve è spappolata, mi si è rotta una ghetta e devo fermarmi spesso per tirarla giù ed evitare che passi la neve dentro lo scarpone. Scivolo, salto, corro, inciampo, sprofondo, è un continuo, meglio mille salite piuttosto che una discesa del genere. Per fortuna dura poco visto il ritmo e in poco tempo arriviamo al passo delle Scalette dove la nebbia si è diradata e non nevica quasi più. Superato invece il passo ci assalgono raffiche di vento carico di pallini di neve ghiacciata che ci si scagliano adosso come aghi incandescenti. Cammino con un occhio coperto e l’altro che sbircia il sentiero fra due dita semiaperte. La neve mi punge sulle gambe, le braccia e le orecchie provocandomi dolore per quanto mi si scaglia addosso velocemente. Non oso pensare a cosa potrebbe succedere se mi prendesse in faccia. Ancora pochi metri ed eccoci al riparo nel locale della funivia. Ovviamente è ferma. A quanto pare giù piove a dirotto.. Altra attesa e al primo accenno di tregua eccoci, abbandonati agli elementi, sospesi per aria, direzione i Prati. Continua a nevicare e man mano che scendiamo da neve si passa ovviamente a pioggia. Mi sento umido, non mi piace ma non ci penso, le mie papille gustative stanno già pensando al cappuccino caldo che mi prenderò appena arrivato giù…

Il cielo lasciava ancora ben sperare..

Eccoci sull’anticima nord aspettando  che gli ultimi ci raggiungano.

Tornando giù verso valle ecco cosa ci aspettava..

Il paretone del Corno Grande visto dall’autostrada, in tutta la sua minacciosa imponenza..

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One response so far

One Response to “Anticima Nord del Corno Grande. Maggio 2008.”

  1. franganghion 20 May 2008 at 11:31 am

    Sfighissima.

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