Sep 14 2009
“Mi dichiaro prigioniero politico” – Intermesoli, terzo pilastro.
“Andiamo a scalare venerdì”… tutto ebbe inizio così, con la solita frase, le solite parole. Solite? Più o meno, non si trattava di andare in falesia, ma in montagna sul Gran Sasso; e non sulle solite e frequentate spalle del Corno Piccolo, ma in un ambiente più severo, selvaggio e duro, i pilastri dell’Intermesoli. Senza pensarci accetto e dopo qualche giorno eccoci qui, giovedì sera, si cammina lentamente su per la Val Maone. Abbiamo deciso di fare un bivacco sotto la parete in modo tale da scalare freschi e riposati l’indomani. Sotto il terzo pilastro non ci sono piazzole scavate, sembra che nessuno sia mai venuto ad attrezzare qualcosa e dunque dobbiamo pensarci noi. Spostiamo rocce, scaviamo, strappiamo erbacce e in una mezz’oretta ecco qua la nostra “luxury suite” pronta ad ospitarci. Mentre mangiamo, rilassati, la morsa del freddo inizia a farsi sentire. Sopra le nostre teste il cielo non promette nulla di buono e il vento soffia forte; chissà domani…
Saliamo con sopra di noi un cielo che non è dei migliori.


Il Corno Piccolo infuocato al tramonto.

La nostra “stanza”.

La notte passa tranquilla, almeno per i miei standard, visto che comunque mi giro e mi rigiro circa un centinaio di volte prima di trovare la posizione perfetta per dormire per la successiva mezz’ora. E finalmente arriva l’alba, le pareti si infiammano, si fanno gialline ed infine grigie. Durante la metamorfosi facciamo colazione, sistemiamo le nostre cose e prepariamo il materiale. Alle 8h15 attacchiamo il primo tiro.
Ultimi metri del primo tiro.

Le difficoltà si fanno vedere subito con l’uscita della fessura iniziale e il successivo passaggio in placca prima della sosta. Già da lì tiro giù qualche santo e mi preparo psicologicamente al terzo tiro, quello più duro. Ma prima di arrivarci dobbiamo affrontare un tiraccio in mezzo ad una fessura sporca di vegetazione. L’uscita di quel tiro, che arriva poi alla macchia di vegetazione che si vede in mezzo alla parete, è veramente aleatorio. Si sale per 2-3m tirando radici e poggiando i piedi su tronchetti che si muovono, da provare…
Prima parte del terzo tiro con Roberto che studia il passo chiave.

Il cielo ricomincia a farsi notare dall’altro lato della Val Maone.

Roberto Iannilli.

Esausto alla fine del terzo tiro.

Arrivo alla sosta della macchia di vegetazione e dopo aver arrampicato su piante semoventi mi ritrovo davanti una bella scaglia piantata in quel mucchio di radici. Intorno a quella scaglia un cordino blu tiene Roberto e me, evitandoci di precipitare. Non mi piace la vedo molto fragile e suona quando gli dai un colpetto, non vedo l’ora di levarmi da lì. Purtroppo invece ci dovrò passare un po’ di tempo. Roberto sale per un primo tentativo in libera ma niente, non riesce a leggere bene il passaggio chiave. Torna giù e ci riprova, questa volta senza tutto il materiale riuscendo a passare senza difficoltà. Ora tocca a me… Sono stracarico, ho lo zaino con i viveri e tutta la ferraglia per proseguire la salita. Arrivo alla seconda protezione sfinito, non riesco a salire. Le protezioni non sono vicinissime e non riesco sempre ad azzerare, la parete è verticale e per i piedi e le mani non c’è praticamente nulla di veramente concreto. Chiedo a Roberto di bloccarmi ma non ci riesce, ogni volta che mi lascio cadere vado giù. Mi faccio calare e lascio lo zaino portando solo il materiale per proseguire la salita. A quel punto, alleggerito, riesco ad arrivare in cima al terzo tiro dopo un’estenuante lotta con la parete. Arrivo esausto ma contento, sono volato un paio di volte, mi sono scorticato una mano ma alla fine ci sono arrivato. La vista è bellissima, il vento ha ricominciato a soffiare forte e le nuvole si spostano a grande velocità sopra le nostre teste. Roberto sembra però non curarsene mentre si sistema il materiale pronto a ripartire. Gli ultimi tiri sono una passeggiata e l’unica noia è il vento che si fa sempre più forte man mano che arriviamo verso la cima della parete. Arrivati in cima ci prepariamo le doppie. Il vento ci rallenta, le corde non vanno giù e la prima doppia ci dà qualche noia. Per fortuna, man mano che scendiamo il vento si placa e, nonostante tutto sembri filar liscio, la mia ansia inizia a salire a livelli stratosferici. La scaglia, quella scaglia di prima, speravo… ma invece no, ci dobbiamo calare su quell’affare. Guardo Roberto e confesso le mie preoccupazioni, lui mi guarda e mentre inizia ad andare giù mi dice: ” Mi sono già calato 2-3 volte da qui, speriamo piuttosto che regga il cordino”. Arriva giù incolume, ora tocca a me, guardo il cordino blu sbiadito dal sole, guardo la scaglia piantata nella terra e piano piano mi calo. Rimettere i piedi a terra, non lo nego, è una bella sensazione…
Quasi in cima… vista su Campo Pericoli e la Val Maone.

Via, si torna giù!

Relazione:
Pizzo d’ Intermesoli, III° pilastro, parete est.
Via “Mi dichiaro prigioniero politico”: Roberto Iannilli in solitaria l’8 luglio 2009 (dopo un tentativo conclusosi sotto la pioggia alle fine delle difficoltà). Prima ripetizione e prima libera 8 settembre 2009 Roberto Iannilli e Giuseppe Trizzino.
Sale la striscia di placca subito a destra della netta fessura-camino della via “ Ken Saro-Wiwa”, nel settore di parete a sinistra del camino di “Avanti Popolo”, che delimita il pilastro appoggiato dove passa “Lo spigolo mozzato”, da non confondere con gli spit di una via compresa tra “Avanti Popolo” e la via in oggetto.
La via è restata attrezzata, occorrono dadi e friends medi. E’ possibile scendere in doppia con una corda da 70 metri. Sviluppo 180m., roccia ottima nelle difficoltà (qualche fastidio per l’erba sul secondo tiro), difficoltà complessiva ED+ (vari passi di VII [6B] obbligatori, tiro di VIII+? [7A])
Attacco al margine sinistro della placca che chiude la parete sulla destra, prima del camino di “Avanti Popolo” (poco a destra, nella placca, visibili gli spit della via accanto), per un breve diedrino poco a destra della verticale della fessura-camino di “Ken Saro-Wiwa” (attenzione a non salire il diedro-fessura di attacco di questa ultima via).
** 1) Salire il diedrino (VI, passo di VI+; friend), al suo termine (chiodo poco visibile), spostarsi in placca a destra (VI, spit) e salire ( V; secondo spit). Obbliquare decisamente a sinistra e sostare con due spit (VII). (20m.; sosta con due spit)
** 2) Salire in verticale (VI; friend) verso una rampa cespugliosa che porta a destra e sostare alla base della placca (non sottovalutare questo tratto improteggibile!). (15m.; sosta con spuntone, cordino lasciato)
** 3) Salire al centro la placca (in libera valutazione proposta VIII+; due clessidre con cordino lasciato, tre spit, un chiodo e un dado lasciato). Al terzo spit spostarsi sulla destra, dove la placca è più articolata e continuare in verticale fino ad una sosta attrezzata (VI+; chiodo e friend). (35m.; sosta con due chiodi)
** 4) Dalla sosta in verticale per un diedrino appena accennato (VI+/VII-; friend), spostarsi sulla destra per evitare un tratto liscio ed entrare nel diedro articolato sulla destra (V, passo di VI). Abbandonarlo tornando sulla sinistra ad una fessura sottile ed articolata (VI+; friend, dado e due chiodi). Al suo termine, superare una placca e raggiungere uno svaso sulla sinistra (VII-; chiodo, clessidra e secondo chiodo nello svaso) e, con passo delicato e obbligato, superare la liscia placca verso destra, raggiungendo una zona appoggiata sotto strapiombi (VII; chiodo). Sostare comodamente sulla sinistra. (35/40m.; sosta con due chiodi).
** 5) Salire il corto diedro fessura un po’ strapiombante sopra la sosta (VI-; friend) e spostarsi sulla sinistra. Continuare per un netto camino (IV) e per una successiva compatta fessura (V; clessidra con cordino alla base), fino ad una sosta attrezzata. (35/40m.; sosta con due chiodi).
** 6) Continuare per via intuitiva fino ad uscire (III+; attenzione a qualche sasso appoggiato). (35m., sosta con due chiodi in cima).
