Nov 16 2009
Zermatt 1600m -> Hornlihutte 3260m.
Sono emozionato, non c’è che dire. Sto per andare ai piedi di una delle montagne più belle del mondo, sto per realizzare un mio grande sogno e per una volta le forze della natura non stanno ostacolando il tutto. Il sole è già sorto e la giornata si annuncia delle migliori con un bel cielo azzurro privo di nuvole e quel freschetto pungente mattutino che preannuncia una giornata calda ma secca. Attraversiamo l’abitato di Zermatt fino a raggiungerne l’estremità opposta, quella che più si addentra nella vallata verso lo Zmuttgletscher. Prendiamo gli impianti di risalita che ci portano fino ai 2583m dello Scharzsee paradise. C’è grande fermendo alla stazione di arrivo della cabinovia per via di una corsa di skyrunning che terminerà proprio lassu. Rapidamente ci allontaniamo dalla folla chiassosa e iniziamo a salire i 700m che ci separano dalla Hornlihutte. Procediamo lentamente, gustandoci ogni passo, ogni scorcio di quel paesaggio meraviglioso, non abbiamo fretta, ci siamo alzati presto e il dislivello è poco. Mentre cammino continuo a pensare intensamente a quelle prime persone che sono venute fin quassù, e non penso ai cacciatori di camosci ma quel manipolo di avventurieri spinti per chissà quale ragione verso le vette. Partivano da valle, camminatori di altri tempi, portando talvolta attrezzature ingombranti e delicate, improvvisavano bivacchi in tende che noi a malapensa useremmo durante un campeggio estivo e se trovavano ghiaccio scavano gradini il cui numero finiva nelle relazioni.
Gli immancabili spazzini, ad ogni istante, pronti a fare razzia di briciole..

Dalla stazione di arrivo della cabinovia si vede buona parte del percorso da seguire e la nostra prima tappa è Hirli, una stazione di arrivo degli impianti sciistici invernali. Non ci fermiamo e proseguiamo verso la nostra meta finale, attratti dalla bellezza magnetica del Matterhorn. Il sentiero prosegue pianeggiante per un centinaio di metri prima di iniziare la sua laboriosa ascesa lungo un muraglione di roccie. Ormai incrociamo pochi escursionisti, il sentiero diventa più laborioso e “rischioso” anche se a tratti pesantemente addomesticato. Una lunga passerella metallica taglia il fianco della parete per consentire un accesso più comodo alla cresta. Metto il primo piede su quelle grate un pò mobili, il secondo e riprendo a camminare con sicurezza. Tra me e me sorrido, 4 anni fa mi sarei avvinghiato a tutto quello che mi poteva reggere ostentando una falsa sicurezza per cercare di mascherare la mia totale ripugnansa verso le grandi altezze. Chiara mi segue, con un passo un pò meno sincero, ma senza mostrare nessuna esitazione nel progredire in questo ambiente a cui lei ancora è poco abituata. Superiamo “l’imbragatura metallica” e iniziamo il lungo serpentio che ci porta sulla cresta. Mi sento sereno, con la mente in un’altra dimensione, e li sulla cresta sembra di esserci in un’altra dimensione. Un enorme distesa di sassi ne ricopre un fianco, sotto qualche laghetto e più giù ancora, la valle. Non vedo abitazioni, solo la Hornlihutte, lassù, inerpicata in cima ad una sporgenza. Mi fa pensare al Rifugio Franchetti, al Gran Sasso. Li cosi vicino ma in realtà ancora lontano. Continuiamo a camminare. Da queste parti gli escursionisti sono quasi estinti, per la maggiore si incrociano alpinisti carichi di materiale. Alcuni salgono, altri scendono in un continuo via vai di persone. Noto con rammarico che la maggior parte si da delle arie, come se portare una matassa di corda nello zaino facesse di loro delle persone superiori, degli eroi delle montagne. Perplesso, ad ogni silenzio, mi prometto di non salutare la prossima persona che incontro ma non ce la faccio, mi hanno insegnato cosi da piccolo, in montagna ci si saluta e si da sempre la precedenza a chi sale. Sarò strano? Non ho idea, io continuo a farlo anche se spesso, e in particolare dove pullulano gli escursionisti della domenica, il mio saluto si perde tra le roccie e il mio invito a passare viene ricambiato da sguardi strabiliati nel migliore dei casi.


Superato il tratto di cresta si arriva all’impennata finale. Il terreno è accidentato e talvolta anche un pò vertiginoso. A tratti, un cavo di acciaio, una corda aiutano la progressione. Stiamo affrontando gli ultimi metri e la voglia di arrivare su mi da la carica. Li davanti a me, iponente, si erge la montagna, una piramide perfetta con la sua punta un pò arcuata, come se piano piano stesse cedendo al vento che incessante la schiafeggia. E poi eccoci finalmente, la Hornlihutte. Sono contento, stanco, scatto foto e la guardo. Che giornata magnifica…

