Aug 07 2008
Monte Padiglione – 1627m
Non riuscendo a starmene fermo a Roma raggiungo Chiara in quel di Cappadocia (Abruzzo), a quanto pare l’indomani vanno a fare un escursione nella zona… Raccimolare altri metri non guasta ed eccomi dopo qualche ora sul posto. La mattina dopo ci si vede con gli altri e alle 7h30 siamo già in marcia sullo stretto sentiero iniziale. Dopo poche decine di metri raggiungiamo una strada asfaltata e da li vediamo finalmente la nostra meta, il monte Padiglione e la lunga cresta che ci condurrà in cima. Si prosegue lungo la strada asfaltata e da li una mulattiera si inoltra nel bosco. Si tratta di una vecchia “strada” usata per andare a raccogliere la legna e il frutto del sudore dei contadini nei campi in quota. Per quanto sia fresco il sottobosco, la parte assolata diventa una mezza tortura nonostante l’orario. Il sole delle 8h30 picchia come non mai e le mosche ci danno il tormento. Ce ne sono migliaia in giro e ti ronzano intorno alle orecchie senza sosta. A parte questo piccolo disagio non si tratta di nulla di particolarmente difficile, poco più di 500m di dislivello in salita e altrettanti in discesa per completare un percorso di circa 8km. Bisogna fare attenzione alle vipere nella parte finale a ridosso della vetta e in generale nei pressi dei vari muretti di pietra disseminati in zona (ovviamente in questo periodo, in inverno non si corrono rischi…). In quella parte ho accelerato il ritmo e distanziato il gruppo, stavo quasi correndo quando ad un tratto ho visto sgusciare via una viperella dalla mia traiettoria. Evidentemente stavo andando troppo veloce e nonostante il rumore che facevo non facevano in tempo a farle scappare. Cosa pretendevo, stavo nel bel mezzo di un solarium per rettili… Diciamo che me la sono andata a cercare. In effetti ci speravo di incappare in qualche viperella. Al contrario di molta gente quelle bestioline mi piacciono e quando mi è stato detto di uccidere la vipera che avevo visto un ingenuo “ma è già andata via” mi ha permesso di risparmiare la vita di quell’animaletto. Sinceramente non capisco questo modo di fare “paesano” di ammazzare tutto quello che striscia. Basta fare rumore e loro scappano senza darci fastidio. Da li un altro paio di sgambate e si arriva in vetta dove si gode di un ottimo panorama sulla Valle della Dogana e sul lato opposto, il Monte Velino.
Si osserva il paese sottostante.

Le mosche danno il tormento.

Paesaggi dei Simbruini.

Qualche fungo superstite resiste al caldo.

Lo stint finale. Si vede bene in alto a sinistra la zona con maggiori pietre dove sono incappato nella viperella.

La croce (in legno) di vetta.

Dovro pensare a portare la bici, queste discese sembrano interessanti.

Un’ultimo sguardo a valle prima di rientrare.


Bici? Ma sopra vai da solo?
Senti, ma per le mosche non esiste qualcosa da mettersi addosso che le disturbi? Che so… un pinguino De Longhi?