Aug 15 2008

Intermesoli 770 – Vetta Occidentale 2912

Published by at 8:47 am under Escursionismo

Dopo tanto parlarne finalmente eccomi qui. E’ da un anno circa che ci penso su, cambiando i punti di partenza e arrivo, ma il concetto rimane sempre lo stesso, accumulare più dislivello possibile. Non voglio dimostrare nulla a nessuno, semplicemente mi va di farlo, vedere se sono capace e come reagirò alla fatica e allo stress. Gli itinerari son diversi ma alla fine finisco con lo scegliere quello a me più congeniale, quello che conosco meglio, cosi riesco a visualizzare l’intero percorso e so dove fare più attenzione e dove invece posso rilassarmi.

Parto dunque da Intermesoli a quota 770m per cercare di raggiungere la vetta più alta in zona, la vetta Occidentale del Corno Grande a quota 2912m. Mi piacerebbe poter raccontare qui oggi di aver compiuto il giro in un unico giorno ma ancora manca allenamento e fiato per fare una cosa del genere. Decido di approfittare della compagnia di Roberto Iannilli e Cesare Giuliani che hanno deciso di aprire una nuova via sulla parete est del Corno Piccolo e bivaccherò dunque con loro sotto di essa. In questo modo spezzerò la salita altrimenti eccessivamente massacrante.

Quando esco di casa l’orologio segna le 8h58.  Ho deciso di prendermela con comodo, tanto l’appuntamento alla grotta delle Cornacchie è per il tardo pomeriggio, ne ho di tempo! Come al solito i primi 10min sono i più massacranti per me. Devo prendere il ritmo, rodare le articolazioni, sistemare per bene lo zaino sulla schiena. Il caldo non mi dà tregua e man mano che avanzo inizio a somigliare sempre di più ad una fontanella. Dopo 45min mi fermo per la prima volta, sono arrivato a Pietracamela e mi rinfresco al fontanile.

I vicoli di Pietracamela e in particolare i gradini mi fanno vedere i sorci verdi. Forse non era il caso di andare oggi, il giorno prima ho passato la giornata ad arrampicare a Castellafiume e mi sono stancato parecchio. Vabbè, male che va, torno giù a passaggi.

Tra Pietracamela e Prati di Tivo.

Ripresa la marcia mi fermo a fare qualche foto sul sentiero tra Pietracamela e Prati di Tivo. Il panorama come al solito è stupendo, eccezion fatta per la spazzatura a terra che rovina tutta la magia del posto. Come Pollicino nella fiabe, io nella cruda realtà seguo la scia di lerciume lasciata da gente incivile e senza neanche accorgermene sbuco finalmente ai Prati. Sono le 10h50 quando mi siedo sulle panchine del Gran Sasso 3. Mi rilasso un po’, bevo, faccio qualche telefonata e riempio le bottiglie d’acqua. Il Corno Piccolo si erge davanti ai miei occhi imponente come non mai e fra poco affronterò il lungo pendio che lo protegge. Ce la posso fare, mi incoraggio, quella salita sembra massacrante soprattutto vista la sua tendenza a impennarsi verso la fine. La testa c’è, le gambe pure, il caldo mi frega… L’acqua esce dal mio corpo come se la pelle gli offrisse la resistenza di uno scolapasta.

L’impennata finale sotto la seggiovia.

Il sentiero sotto la seggiovia è gradevole nel primo tratto dove la pendenza è veramente dolce. Come prima, il vero problema sono i rifiuti disseminati in giro. Ci si trova di tutto, carte e cartacce, skipass, bottiglie, lattine, pezzi di zaino.. Il lerciume del’uomo non ha limiti al contrario della mia pazienza, sono sempre più incazzato.  Tanto per alleggerire il tutto c’è anche qualche burlone, turista della domenica, che commenta il fatto che io stia salendo a piedi nonostante la presenza della seggiovia…

Arrivato alla stazione intermedia la stanchezza si fa sentire e procedo a rilento. Da quando sono partito mi sarò fermato sì e no 15min in tutto. Ci si mette anche il sentiero che non si lascia seguire, la poca frequentazione fa sì che rapidamente la vegetazione riprende il sopravvento e sono costretto a faticare il triplo ritrovandomi in tratti non battuti. Per fortuna passa presto e mi ritrovo alla Madonnina in mezzo alla folla di vacanzieri, che culo! Mi siedo sulla panche fuori dal baretto e guardo l’ora, sono le 12h14. Sgranocchio qualcosa e mi sdraio sul prato a riposare, manca ancora un bel po’ di tempo prima che arrivino gli altri. Io ci provo, ma dopo circa un’ora il mio livello di sopportazione della folla sbraitante tocca il fondo e mi allontano frettolosamente. La direzione è quella del rifugio Franchetti, ma non so a che altezza del sentiero devo uscire e così mi fermo all’inizio del tratto attrezzato e mi risdraio su un masso. Guardandomi intorno individuo la famigerata grotta delle Cornacchie, più su, lungo la parete est del Corno Piccolo.

Nuvole sul paretone.

La grotta delle Cornacchie.

Intorno a me la gente passa, strilla, urla, li prenderei a sassate se non fosse illegale uccidere… Cerco di non pensarci e mi metto ad osservare le nuvole spazzate dal vento mentre si infrangono sulla cresta del Corno Piccolo.

Il monolito sulla est del Corno Piccolo.

Verso le 17h mi incammino verso la parete e verso la grotta. La parete sopra la mia testa è imponente. A tratti roccia bellissima a tratti marcia, speriamo non sganci adesso, penso tra me e me vedendo la quantità di detriti che ci sono in giro. Arrivato al bivacco passano pochi minuti prima di veder comparire Cesare seguito poco dopo da Roberto. Devono aprire una nuova via e si sono portati anche il portalegde, sono stracarichi. Vengo a scoprire che devono fare un secondo viaggio e poi devono pure salire al rifugio a prendere l’acqua. Mi offro volontario e salgo al rifugio con lo zaino pieno di bottiglie vuote. Mentre vado su in mezzo alla pietraia trovo prima un vecchio cuneo di legno di quelli usati per arrampicare fino a qualche anno fa e poi colgo in flagrante tre camosci mentre gustano la loro cena. Una volta tornato al bivacco prendo la macchinetta fotografica e li avvicino furtivamente. Riesco ad arrivare a una ventina di metri finchè, suppongo il maschio, inizia a emettere un suono che non aveva nulla di gentile. E’ ora di lasciarli in pace..

I camosci Abruzzesi.

Più tardi al bivacco ci si sistema per la notte. Lo spazio è piccolo ma alla fine ognuno trova la sua sistemazione. La notte passa tranquilla nonostante la sgradevole sensazione di sentirsi scivolare. Il piano dove dormiamo non è perfettamente orizzontale e sotto di noi 6-7m ci separano da terra, una caduta sarebbe rovinosa.

L’alba è spettacolare, soprattutto se tra le mani hai una tazza di caffé appena preparata e stai ancora dentro il sacco a pelo… Altro che città, questa è vita!

L’alba gustata dalla nostra stanza…

Da sotto il bivacco verso il Franchetti.

Il passaggio di 2° per accedere alla “suite”.

Sceso dal bivacco (grazie corda fissa montata per l’occasione!!) aiuto Cesare a recuperare del materiale lasciato poco più a valle. Roberto ha un terribile mal di schiena e dovranno rinunciare all’ascesa. Io li saluto e ricomincio a camminare. Passo al Franchetti, dove vado a fare colazione e alle 8h30 sono di nuovo in marcia. Dopo 1h30 circa, alle 9h58 sono in vetta al Corno Grande!!! Ce l’ho fatta, da Intermesoli fino a su, tutto con le mie gambe!! Sono strafelice ma presto inizio a pensare alla discesa e ai 2200m di dislivello che mi separano da casa. La mente è poco lucida e devo fare attenzione a dove metto i piedi. Faccio così tanta attenzione che sbaglio sentiero e mi ritrovo 20m a sx della via normale, in mezzo allo schifo. Non riesco a scendere, ogni passo che faccio fa rotolare dei grossi massi e si scivola ovunque. Torno su e seguo la cresta. La seguo fino a metà ma la stanchezza mi fa barcollare, voglio uscire da lì è troppo pericoloso e non mi piace per nulla quella situazione. Ad un certo punto trovo un cunicolo con delle orme. La mia testa pensa al sentiero 300m più in basso e  a quanto vorrei trovarmi lì, mi infilo nel cunicolo, lo avessi mai fatto… Pur di uscire dalla cresta mi sono ritrovato a disarrampicare per i primi 50m su roccia friabile in una situazione di totale precarietà del terreno, c’è insomma tutto il necessario per farsi male. Come se non bastasse sento “parlare” (urlare) 4 tipi sulla normale (a 200m da me sulla dx). Parlano del soccorso e dei morti che ci sono stati in zona. Tocco, ehm, legno e proseguo. Devo fermarmi costantemente perche il terreno è molto instabile e anche qui viene giù di tutto. Come se non bastasse sotto passa il sentiero e devo fare attenzione oltre che a me anche a non far cadere nulla di sotto. Finalmente l’incubo finisce e mi ritrovo sul sentiero. Tempo di tirare giù qualche santo e scagliarlo contro quella parete da dove ero sceso e poi galoppo fino al Garibaldi, sono le 12h15 quando arrivo. Lì per la terza volta incontro una simpatica coppia, pranziamo insieme e dopo aver scoperto che passavano anche loro dalla Val Maone decido di fare insieme a loro la strada.

Il Corno Piccolo fotografato dal Passo del Cannone.

Il Passo del Cannone.

In vetta!

Stressfull comeback….

Il Rifugio Garibaldi.

La Val Maone.

Il sole picchia e si fa sentire di brutto, come la stanchezza che ormai non mi molla più. Alle cascate del rio Arno saluto Corrado e la compagna e mi inoltro nel bosco. Vado giù per gravità e ogni passo è una tortura. A Pietracamela chi mi incrocia si rintana in casa, devo essere veramente brutto da vedere anche se credo sia il mio odore la causa di tutto questo. Da quando sono partito l’unico indumento che è stato sostituito sono  i calzini.. Mentre cammino sogno la doccia….

Dopo altri 30min eccomi davanti alla porta di casa, sono le 17h e di nuovo mi ripeto: “Ce l’ho fatta!”.

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One Response to “Intermesoli 770 – Vetta Occidentale 2912”

  1. franganghion 25 Aug 2008 at 3:07 pm

    Tanto per alleggerire il tutto c’è anche qualche burlone, turista della domenica, che commenta il fatto che io stia salendo a piedi nonostante la presenza della seggiovia…

    Ascolta, devi VEDERLI bene in faccia e raggiungerli, a piedi: il Giudice sono sicuro che capirà. Devi solo PROVARE che si sono beffati di te e la stanchezza ha fatto il resto.

    Tranquillo…

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