Aug 26 2008

20/21-08-2008: Intermesoli 770m – Pizzo D’Intermesoli 2635m

Published by at 5:26 pm under Escursionismo

Continuando l’esplorazione della zona, la prossima vetta non poteva essere che lei, il Pizzo d’Intermesoli. Da qualche mese la guardavo e non vedevo l’ora di andare lassù. L’idea iniziale era quella di partire dai Prati di Tivo, risalire la Val Maone, passare per la sella dei Grilli e arrivare in vetta per poi tornare giù da dove eravamo saliti, tutto questo da farsi nella giornata di giovedì. Martedì sera invece, verso le dieci, ricevo un sms di Luigi: “Ma un bivacco alla grotta dell’Oro?”. Come rifiutare un offerta simile, soprattutto considerando il fatto che mi avrebbe permesso di mettere in atto l’idea che anima tutte le mie ultime escursioni e cioè farle tutte partendo da Intermesoli.

L’indomani verso le 13h esco di casa. Sono carico come al solito e come al solito i primi 10min mi fanno vedere le stelle. Preso il ritmo in 45min sono a Pietracamela e dopo 2h15 eccomi nel luogo dell’appuntamento con Luigi, alle cascate del Rio Arno. Passano circa 20min prima del suo arrivo e ne approfitto per riposarmi. Una volta arrivato ci mettiamo un po’ meno di 1 ora per arrivare alla Grotta dell’Oro a quota 1700m.

Nei boschi della Val Maone.

Il luogo dell’appuntamento.

La grotta non mi fa impazzire. La sensazione è quella di un ambiente sporco e l’umidità non aiuta determinando una caduta delle temperature al suo interno. Pazienza, un ripiano orizzontale scavato nella terra mi fa capire che altri hanno passato la notte qui, se sono sopravvissuti ce la faremo anche noi! Sistemata l’attrezzatura andiamo a dare un’occhiata alle pareti. Ci rendiamo subito conto che le cose sono cambiate da quando è uscita la guida del Grazzini nel ’92. Serie di spit e vie nuove sono comparse sulle pareti e manca qualsiasi relazione al loro proposito. Ci viene un incontenibile prurito alle mani e ci impegniamo a tornare il più presto possibile. Si torna in grotta dove ci viene la malsana idea di accendere un fuoco per scaldarci. Presi da un’inspiegabile euforia dimentichiamo momentaneamente che il fuoco oltre a produrre calore genera anche una notevole quantità di fumo. Affumichiamo la grotta a tal punto che risulta impossibile respirare. Dobbiamo uscire di corsa. Il venticello che ci aveva accolto al nostro arrivo non c’era più e il fumo non veniva portato via. Maglietta in faccia e occhi lacrimanti recuperiamo le nostre cose e ci spostiamo lì vicino. Che errore da pivelli abbiamo fatto… Però, forse era destino, troviamo poco più a sinistra un altro posto dove bivaccare, più pulito e con una sublime vista sul Corno Piccolo, altro che grotta dell’Oro.

In giro vicino alla grotta.

Tramonto visto dalla “stanza”.

Sono troppo agitato e gli insetti che mi cadono in testa non aiutano a dormire, non faccio altro che girarmi e rigirarmi durante la notte. Ci si mette anche un caldo insopportabile, la temperatura non scende sotto i 15° tranne che verso le 4h e passo la notte con il sacco a pelo completamente aperto. Nonostante tutto alla fine riesco a riposare un po’ anche se avrei preferito dormire di più.

La nostra “stanza”.

Il Corno Piccolo la mattina all’alba, io ancora infilato nel sacco a pelo, a malapena sveglio.

Alle 7h00 siamo di nuovo in marcia, il sole non si fa ancora vedere nella valle e questo ci permette di camminare al fresco senza sudare eccessivamente. Risaliamo tutta la val Maone fino alle Capanne a quota 1957m. Da lì iniziamo a salire zigzagando su un sentiero a tratti buono a tratti di ghiaia fino alla sella dei Grilli a quota 2220m. Una volta arrivati alla sella ci fermiamo un po’ ad osservare il panorama. A sinistra il Corno Piccolo e il Corno Grande, Campo Pericoli, la Portella, Pizzo Cefalone, la Cresta delle Malecoste, il Pizzo di Camarda, il Monte Corvo, la valle Venacquaro, ecc. Penso alla vista che si godrà dalla vetta… Sono passate 2h30 da quando abbiamo lasciato la grotta, secondo la guida altre 2 ore per superare i 400m di dislivello che ci separano dalla vetta. Invece dopo 1h15 eccoci lì sulla vetta del Pizzo di Intermesoli a quota 2635m. Sono euforico, una salita intensa, faticosa, che aspettavo da tempo, finalmente sto quassù! Mi guardo intorno, il panorama è magnifico e la vista sul Corno Piccolo e Corno Grande spettacolare e diversa da quella a cui ero abituato. Chiamo Chiara che aspettava mie notizie e mentre sto al telefono con lei sento dei rumori di pietre che si muovono. Più in basso, sul pendio, un camoscio corre e scompare dietro una cresta vertiginosa. Che ambiente! L’accesso ostico a questo posto ne aumenta il fascino a dismisura e ne determina anche la poca frequentazione. La salita infatti dalla sella dei Grilli, se nella prima parte è semplice, diventa complessa e pericolosa quando il sentiero si impenna. Con Luigi durante la salita ci siamo tenuti sempre sulla destra, verso il versante che dà sulla Val Maone. Il sentiero ghiaioso e ripido spesso e volentieri sfiorava salti di roccia anche alti diversi metri. Nella parte superiore bisogna arrampicare in diversi passaggi e la roccia marcia rallentava il nostro cammino, ogni passo doveva essere valutato con cura. Non è un posto dove andare da soli a meno di conoscerlo molto bene e sentirsi pienamente a proprio agio in ambienti del genere.

Le Capanne in fondo alla Val Maone, in lontananza la nostra meta.

E si cammina…

Nuvole sul Corno Grande.

La sella dei Grilli.

La parte facile del sentiero per la vetta.

In vetta!

Ancora la mia brutta faccia, scusate ma mi dovrò pur divertire con il mio grandangolo…

Non passa molto tempo prima che ci incamminiamo di nuovo. Durante il bivacco mi era venuta l’idea di proseguire verso la vetta settentrionale di Intermesoli, per poi continuare verso il Picco dei Caprai, Prato Tondo e da lì Pietracamela e completare il giro tornando ad Intermesoli. Luigi nonostante mi abbia ripetuto diverse volte che ero pazzo era ben felice di assecondare questo mio delirio. Non si poteva tirare indietro, lui che sembra attirato dalle situazioni precarie e le affronta con sangue freddo e determinazione facendo quasi passare in secondo piano le difficoltà che si incontrano lungo la strada.

Ci incamminiamo dunque lungo la cresta che separa le due principali vette di Intermesoli. Il “Pizzo” è un ammasso di ghiaia senza fine. Vediamo altri camosci, molto più schivi di quelli che scendono fino al Vallone delle Cornacchie, ormai abituati alla presenza umana. Qui l’ambiente è più ostile, selvaggio e di uomini credo se ne vedano di meno, anche se qualche rifiuto in giro non pone alcun dubbio sul loro passaggio…

La lunga cresta tra le due vette.

I camosci.

Il caratteristico strapiombo della vetta Settentrionale.

Finalmente arriviamo alla vetta Settentrionale e alla sua caratteristica conformazione che si vede tanto bene dai Prati di Tivo. Sono le 12h30 e lo stomaco reclama. Mangiamo quello che ci è rimasto e dopo una rapida occhiata alla cartina prendiamo quella che somiglia ad una traccia di sentiero. Qui non ci sono segni, cartelli, nulla di nulla. Il terreno è costellato da buchi, massi e precipizi. Iniziamo a scendere un ripido ghiaione quando sentiamo una voce. Un tizio sta salendo da solo, una scena surreale in quella situazione. Ricominciamo a scendere e con noi scende anche mezza montagna. Ad ogni passo si scivola, si rischia di rompersi qualcosa e grosse quantità di rocce piombano di sotto, speriamo non ci sia nessuno. Ci stiamo stressando e appena possibile tagliamo sulla sinistra verso i prati erbosi. Il sentiero non c’è e non si vede neanche a valle. Decidiamo di procedere dove ci portano i piedi. Disarrampichiamo qualche tratto, giriamo a destra, a sinistra, ci fermiamo, risaliamo, guardiamo la cartina. Ogni metro guadagnato in discesa diventa un’impresa e stiamo ancora intorno ai 2000m, ne manca di strada… Dopo innumerevoli giri ritroviamo una traccia di sentiero. La seguiamo freneticamente, siamo stanchi e vedere delle tracce ci dà la carica. Io inizio a rilassarmi e subito la stanchezza e la poca lucidità colpiscono. Metto il piede su una roccia umida e come se avessi una buccia di banana sotto al piede scivolo e casco. Per fortuna non mi faccio nulla. Anche Luigi sembra provato e dentro il bosco i rami gli danno il tormento, si salva in extremis da un paio di cadute.

La vetta Settentrionale d’Intermesoli con a sinistra il Corno Piccolo e il Corno Grande e a destra il Pizzo d’Intermesoli.

Un momento di relax, cercando di capire dove passa il sentiero che non è segnato da nessuna parte…

Le ripide ghiaie scendendo dalla vetta Settentrionale.

Si scende fuori sentiero per circa 500m, le ginocchia ringraziano.

La conca tra le 4 vette d’Intermesoli.

Corno Piccolo e Corno Grande.

Nel bosco a ridosso di Prato Rotondo ci perdiamo un’infinità di volte, ci sono decine di sentieri, tracce che compaiono e scompaiono, non si capisce nulla. Da quelle parti però troviamo le more… Senza neanche consultarci ci si ferma e si inizia a divorare. Siamo stanchi, affamati e assetati e in 10min facciamo sparire tutte le more in circolazione nella zona. Riprendiamo la marcia, sbagliamo di nuovo sentiero finché, cartina alla mano, ritroviamo luoghi conosciuti. Ci fermiamo alla fontanella prima di Pietracamela sul sentiero per la Val Maone per dissetarci e poi al fontanile nella parte bassa del paese. Infiliamo i piedi roventi nell’acqua gelida fino a sentire dolore per il freddo eccessivo. Da lì ci incamminiamo di nuovo verso la nostra destinazione finale, Intermesoli. Dopo 11h45min di marcia e più di 4600m di dislivello complessivo eccoci arrivati! Decidiamo di festeggiare e senza neanche passare per casa ci fermiamo al ristoro Venacquaro dove mangiamo una montagna di agnello. Che giornate, che giro e già la mente inizia a pensare a cosa si potrebbe fare la prossima volta…

A Pietracamela, piedi nell’acqua gelida del fontanile e si riparte per l’ultimo pezzetto di strada prima di tornare a casa.

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