Sep 01 2008
Mallucci-Geri-Lagomarsino 29/08/2008
Mi giravano quella mattina e non mi sentivo a mio agio, forse non avevo dormito bene vallo a sapere, ma erano quei giorni in cui preferiresti startente a letto. Invece poche ore dopo essermi svegliato mi ritrovo a fare la ferrata Ventricini, aggrappato con tutte le mie forze ad un cavo ad un’altezza indefinita, quanto basta per veder la luce spegnersi per sempre, assicurato con un pezzo di cordino e un moschettone, in pratica, slegato. Maledico tutti i santi in ordine alfabetico e continuo la mia salita maledicendo nel mentre anche Roberto che ci aveva consigliato questa via… Io ancora non sono abituato a certe cose e fino a 2 anni fa soffrivo cosi tanto di vertigini che mi girava la testa quando camminavo su creste più strette di 50m… Insomma mi piacerebbe procedere con calma, ma il destino e i miei amici hanno deciso diversamente. Amici? Secondo me mi odiano e stanno tramando per sbarazzarsi di me cercando di farmi capitare qualcosa.
La parte iniziale del sentiero Ventricini.

Sentiero Ventricini in prossimità dei primi tratti attrezzati.

Alla fine arriviamo all’attacco della via. Sto con Luigi che si prepara e parte sul tiretto di III/IV. Ci dovrebbe mettere poco, ma invece il tempo passa, la corda sale, sale, sale e quando ne manca poco più di una manciata di metri sento finalmente: “Molla tutto!”. Mi preparo ed inizio a salire. Dopo un 20ina di metri, mi fermo, guardo in alto e penso: “Alla faccia del III!!!!!!!!!!!!!!!!!!” (non era esattamente cosi, un pò più colorito…). Davanti a me un grosso masso incastrato, ergo uno strapiombo con a sinistra una placca liscia. Chiamo Luigi e gli chiedo da che lato è passato, sinistra mi dice, proprio dove pensavo. Lo zaino fa il suo dovere, mi da cioè fastidio a più non posso. Non riesco a incastrarmi nella fessura e la salita sulla placca è ai limiti delle leggi della fisica. Arrivo distrutto alla fine del primo tiro e penso intensamente a Roberto…
Appena uscito dal pezzo duro alla fine del primo tiro.

Arrivando alla sosta alla fine del secondo secondo tiro.

Luigi che parte per il terzo tiro.

Sulla placca finale oltrepassate le difficoltà.

Il resto della salita è abbastanza semplice, tranne che ovviamente per l’ultimo tiro dove restando fedele alle tecniche usate in apertura, azzero un paio di passaggi.
In cima alla seconda Spalla.

Arrivati in vetta ci si ritrova in cima al canale Bonacossa che viene usato per la discesa nel caso non si volessero fare la doppie. Io inisitevo per farle queste doppie ma Luigi niente non ne voleva sapere e alla fine mi è toccato scendere dal canale… Per fortuna trovata una clessidra di generose dimensioni mi sono fatto calare per una 60ina di metri in modo da accelerare la discesa evitando cosi di dover disarrampicare slegato alcuni saltini. Non che fossero particolarmente difficili ma a me da fastidio andare slegato. Una banale scivolata, anche da pochi metri di altezza può costare molto cara e siccome non siamo infallibili, tanto vale pensarci prima piuttosto che piangere dopo… Si capisce che sono profondamente pessimista?
Nel pomeriggio, riconsultando la guida e altri scalatori, scopriamo che abbiamo miseramente sbagliato percorso nel primo tiro, pazienza, siamo passati lo stesso, sudando un pò di più però ce l’abbiamo fatta.
La seconda Spalla e il canale Bonacossa.

Il Corno Grande…

Relazione della guida C.A.I.
Mallucci-Geri-Lagomarsino (Corno Piccolo – seconda spalla) 29/08/2008:
Giorgio Mallucci, Marco Geri e Pierluigi Lagomarsino, 1 giugno 1969. 1ma invernale: Giorgio Mallucci, Marco Geri e Renzo Bragantini, 3 gennaio 1975. 1ma solitaria: Pierluigi Bini, giugno 1978.
Via interessante che risale lo sperone SO, comprese le placche finali, superate con 13 chiodi a pressione. La schiodatura di questo tiro ne ha elevato le difficoltà, rendendo la salita disomogenea. Sviluppo: 200m. Difficoltà: D+, con passaggi fino al VI- (in libera); valutazione originaria: passaggi fino al IV+ e A.
Dalla Forcella del Belvedere si raggiunge l’attacco appena sotto il forcellino successivo. Si sale un breve canale-diedro fino ad un terrazzo, ci si porta a destra di uno spigolo e si prosegue piu o meno dritti per via logica (placchette e fessure), fin sotto il liscio muro sommitale (4 tiri, III e IV). Si attacca la placca sovrastante, inizialmente con passi delicati (qualche chiodo a pressione) e poi più facilmente (40m, tratto VI- poi V e IV) fino ad uscire (ore 2-3).
