Dec 07 2009

France minitrip. Val d’Isére opening e Les Deux-Alpes.

Published by at 3:14 pm under Snowboard

Ci stavo pensando da un po’, qualche mese addirittura. Un impegno mi avrebbe portato a Grenoble durante il mese di dicembre, perché non approfittarne? E’ così che nasce l’idea di partire qualche giorno prima per inaugurare la stagione di snowboard nei vari comprensori di alta montagna della zona.

E’ venerdì, si parte, direzione: Val d’Isére. Il viaggio procede tranquillo, con lunghi commenti su quanto sia triste la Pianura Padana quando c’è nebbia e non si vede il sole, ma come si fa a vivere in un posto del genere? Piatto! Proseguiamo e usciamo dall’autostrada per affrontare il colle del Moncenisio. Il colle è aperto, brullo, quasi senza neve ma con insidiose lastre di ghiaccio nei tornanti del lato francese. Vado piano per non rischiare e avvisto la prima volpe (su tre). Con il suo pelo tutto gonfio corre via dalla strada per poi fermarsi nella penombra ad osservare quelle strane luci che le venivano incontro. Arrivati sul versante francese, seguo le indicazioni del navigatore che ci fa addentrare nella valle in direzione del colle dell’Iseran. Purtroppo, arrivati alla stradina che porta su al colle ci ritroviamo la strada sbarrata… Siamo fregati! Torniamo indietro disperati, il paese è buio, sono le 20h30 e stanno tutti rintanati dentro le loro calde case, a chi chiedere informazioni? Finalmente ecco una macchina, si ferma, scende una persona. Mi precipito e porgo la mia domanda: “Ma non si passa proprio sul colle?”. Il signore mi guarda, sorpreso dal mio parlare francese, ci pensa un attimo, il suo volto si trasforma e con un fare un po’ ironico mi dice che proprio non si passa… Siamo fregati! Dobbiamo tornare indietro, arrivare all’autostrada e passare per Albertville, sono 230km, dal colle ne mancavano 30.

Val d’Isére..


Dopo 1050km percorsi, 12h di auto finalmente la meta. Sono sfinito, non voglio più guidare né salire in macchina per un po’. Tempismo perfetto visto che stiamo a 5 min a piedi dagli impianti ed esiste a Val d’Isére un servizio di autobus navetta gratis che ti porta in giro da un capo all’altro del paese.

Sabato è il primo giorno di apertura della stagione invernale, non sono aperte tutte le piste, ma il loro numero è già superiore a quello delle piste di Campo Imperatore, Ovindoli e Campo Felice messe insieme. L’espace Killy, che raggruppa Tignes e Val d’Isére consta di ben 300km di piste sparse su un territorio  di 10.000 ettari e servite da 88 ski lifts. La giornata è stupenda, non si vede una nuvola in cielo, le piste sono preparate alla perfezione, c’è neve fresca da tracciare e c’è poca gente. Non potevo desiderare nulla di meglio, o forse sì, un paio di gambe d’acciaio. A metà mattinata sono distrutto, dalle prime piste fatte a velocità supersoniche con la coda della tavola che scalciava impazzita a causa delle vibrazioni, scendo ormai con la stessa andatura di un 80enne che guida la sua vecchia auto nei tornanti di montagna. Mi devo fermare. Anche Federico inizia ad accusare, anche se in misura decisamente minore. Avevo camminato abbastanza ultimamente, mi sentivo allenato e invece niente. Per fortuna una buona sosta su alla Toviere, ci rimette in forma e si ricomincia fino alla chiusura degli impianti.

Autoscatto alla Toviere, punto di collegamento tra Val d’Isére e Tignes.

I cannoni sparavano incessantemente…

:D

Domenica, alle 7h40 suona la sveglia, lentamente mi alzo e mi dirigo verso la finestra. Guardo fuori, gli alberi si piegano sotto la spinta incessante del vento, il cielo è bianco, nebbioso, ci saranno 70m di visibilità al massimo. Non ci voleva. Facciamo colazione e nel mentre guardo fuori dalla finestra la pista di Bellevarde e la cabinovia “L’Olympique” che non si muove. Ad un tratto eccola che parte, lenta, molto lenta, troppo lenta, il che fa presagire forte vento in quota (ecco cosa ci aspettava: Vento al Rocher de Bellevarde ). Di lì a poco si ferma del tutto. Un po’ depressi ci avviamo verso gli impianti. Prendiamo la navetta e arriviamo alla Daille dove troviamo l’unico impianto di risalita aperto, il “Funival”, meglio di niente. Passiamo la mattinata a fare su e giù con il Funival e verso le 13h abbiamo già accumulato sulle gambe 6000m di dislivello in discesa… mica male!

Scendendo verso la Daille.

In realtà poi, nonostante il cielo coperto, la visibilità è decente e il vento sembra a tratti placarsi, tant’è che iniziano ad aprire anche altri impianti in quota. Come il primo giorno, ad un certo punto le nostre gambe gridano aiuto e ci rintaniamo in un bar a sorseggiare una buona cioccolata calda…corretta.

Chiudiamo la giornata abbastanza presto, dobbiamo fare i bagagli e muoverci in direzione di Grenoble la sera stessa.

La Daille, distrutti ad ogni arrivo ma sempre con il sorriso in faccia.

Lunedì, sveglia alle 7h, siamo in un paesino che si trova in una delle 3 valli su cui si estende la città di Grenoble, incastrati tra la Chartreuse e la catena montuosa di Belledonne, a 400m di quota circa, e nel giardino ci sono 3-4cm di neve… La sera prima, Federico mi chiedeva se nevicava da queste parti, e io ripensavo a quella volta, 4-5 anni fa, in cui non potei andare su perché non si riusciva ad uscire di casa con la macchina per via della quantità di neve che era caduta. Per fortuna oggi si esce e infatti 1 ora dopo ci ritroviamo in mezzo al traffico della città, diretti al Castello di Vizille dove dobbiamo andare a prendere un amico.

L’asfalto è ormai bianco, ma non sono preoccupato, le gomme invernali fanno il loro lavoro e siamo saldamente incollati alla strada. Siamo diretti alle 2 Alpes, uno dei miei posti preferiti della zona. La neve continua incessantemente a venire giù e ad un certo punto siamo costretti a mettere anche le catene per proseguire! Lo spazzaneve non è ancora passato e sulla strada si è formato uno spesso strato di ghiaccio sul quale solo le catene riescono ad avere presa. Finalmente, dopo un bel po’ di curve con la macchina di traverso, arriviamo alla cittadina delle 2 Alpes.

La neve è tantissima, troppa forse. La visibilità non è molto buona per via della nebbia e giriamo sempre nella parte bassa degli impianti. Facciamo fuoripista su fuoripista, c’è troppa neve! Ci vorrebbe un tavolone a coda di rondine, un 180cm o giù di lì per riuscire ad avere la meglio in queste condizioni. Modifico la posizione dei miei attacchi ma con i miseri 10 cm di set back che riesco ad impostare non risolvo nulla. La nebbia non mi permette di prendere troppa velocità, quella che dovrei avere per riuscire a impostare bene le curve su questa neve. Appena mi lascio andare mi ritrovo gambe all’aria dopo aver saltato qualcosa di indefinito, una strada? Un avvallamento? Chi lo aveva visto?! A fine giornata, rintanati in qualche bar a prendere un po’ di caldo sento parlare di 1,5m di neve accumulata su in cima. In paese saranno più o meno 50, ci arriva sopra le ginocchia…

A fine giornata, tornando verso l’auto. E’ da ieri notte che nevica incessantemente.

L’ultimo giorno disponibile, martedì. Ero molto combattuto, le previsioni sul web non davano buone speranze. Potevamo tornare alle 2 Alpes oppure, cosa che volevo fare io, andare a Chamrousse in un posticino che conosco per costruire un bel kicker e approfittare dei metri cubi di neve accumulata per provare qualche folle salto senza rischiare nulla. Alla fine ho dato retta a Federico e ho fatto bene! La giornata alle 2 Alpes era una di quelle epiche. Metri di neve fresca, sole e poca gente.

Scendiamo a ripetizione piste su piste. Gli impianti sono aperti fino a 2900m di quota e da lì scendiamo fino ai 1600 del paese, piste lunghe, interminabili quasi. Verso l’ora di pranzo ricala la nebbia, ma ormai siamo sazi, abbiamo saltato, tracciato pendi vergini, sceso migliaia di metri di dislivello. E’ ora di fermarsi. Un salto al bar per la solita birra di fine giornata, una chiacchierata con la gente molto simpatica del posto e poi via si rientra a casa.

Lo spettacolare scenario mentre saliamo a 2600m verso Toura.

Sotto di noi gente impazzita traccia linee ovunque, da lassù li guardiamo, senza fretta, ci sono decine e decine di pendii vergini…

L’immancabile, e leggera, “Kro”.

Sulla strada verso Roma, dalle parti del Frejus.

Un enorme grazie a Hélène per averci ospitato alla Ferme de l’Adroit a Val d’Isére e ai ragazzi di Board Factory per il materiale tecnico.


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