Feb 06 2010
L’Aquila.
Sono passati un bel po’ di mesi ormai dal fatidico 6 aprile 2009 e per tutto questo tempo mi sono scervellato ponendomi sempre la stessa domanda: perché, se la zona stava vivendo un’intensa attività sismica, nessuna autorità ha informato la popolazione sulle procedure da attuare in caso di forti scosse? Bastavano opuscoli o un intervento durante un TG per spiegare o ricordare alla gente come comportarsi, dove andare ad informarsi, per smuovere i neuroni e spingere la curiosità a fare il resto. Al giorno d’oggi, con le informazioni in mio possesso, non ho avuto modo di riscontrare tali iniziative durante le settimane precedenti il sisma. Chissà, forse con delle semplicissime indicazioni il bilancio dei morti sarebbe stato meno ingente. Questo ormai non lo possiamo sapere. Purtroppo viviamo in un Paese in cui ci si muove, e commuove, sempre dopo. Lasciamo che gli avvenimenti ci travolgano, ci smuovano, ci emozionino, per poi farli cadere nel buio dell’oblio. Vorrei ricordare alcuni casi eclatanti avvenuti solo negli ultimi mesi: l’alluvione nel Messinese (leggi la notizia), il caso della palazzina crollata a Favara (leggi la notizia), l’abusivismo edilizio a Ischia (leggi la notizia). Tragedie più o meno annunciate, frutto dell’avidità dell’essere umano. In Campania, si continua a costruire selvaggiamente sulle pendici del Vesuvio, un vulcano la cui ultima eruzione risale solamente al 1944. Cosa accadrebbe se un giorno il gigante dormiente si dovesse risvegliare? Di chi sarà la colpa? Basta vedere i dati di Legambiente per rendersi conto della situazione italiana. Solo per problemi idrogeologici, 5581 comuni sono a rischio frane e alluvioni, il 70% del totale! Ma questi problemi non riguardano solo il sud. L’urbanizzazione selvaggia e fuorilegge riguarda anche regioni come la Valle d’Aosta, l’Umbria, la Toscana o la Lombardia dove più del 98% dei comuni risulta a rischio. Nonostante tutto questo, il Piano per l’Assetto Idrogeologico, a 17 anni dalla sua approvazione, è stato adottato solo dal 14% delle autorità che si occupano delle risorse idriche del territorio .
Cese, nei pressi dell’Aquila. Tutti riuniti all’interno della tenda chiesa.

La parola prevenzione evidentemente non è conosciuta dai governanti e neanche tanto bene dai governati. In un Paese come il Giappone invece, fortemente a rischio sismico, la prevenzione è tutto. Lì non si tratta di non costruire in posti instabili, tutto il Paese si sviluppa lungo la dorsale di una faglia molto attiva, il che rende il territorio decisamente non incline alla costruzione. Ma i Giapponesi, al contrario degliItaliani, tendono a non dimenticare cosa è accaduto loro in passato. Il terremoto di Kanto nel 1923 e il terremoto di Kobe del 1995 sono solo due esempi di episodi tragici che vivono quotidianamente nella mente di ogni Giapponese. Questi, e altri episodi, hanno portato il Giappone a porsi come uno Stato all’avanguardia nella costruzione di abitazioni antisismiche nonché nella ricerca di nuove soluzioni tecniche in materia. Da noi invece, dopo essersi emozionati un po’, ci si dimentica tutto. Basta guardare l’edilizia della città di Messina per rendersi conto che poco più di 100 anni hanno totalmente cancellato dalla memoria i 95.000 morti del violentissimo terremoto del 1908. Basta guardare anche l’Aquila, con un primo grande terremoto nel 1349 che ha avuto un bilancio di circa 800 morti; e poi, tra il 1702 il 1703, un’altra serie di scosse ha provocato circa 6000 morti… eppure c’è chi ha continuato a costruire con criteri vecchi e non a norma in quelle zone.
Cese, nei pressi dell’Aquila.


L’Aquila centro. Una città deserta sennon per poche oasi dove il terremoto, almeno in apparenza, sembra non essere mai passato.

L’Aquila centro. Intere zone del centro sono off-limit, continuamente pattugliate da militari e poliziotti per evitare fenomeni di sciacallaggio…

Ma torniamo alla vicenda dell’opuscolo. Non è nuova né originale, è semplicemente necessaria in posti dove il rischio è sempre alto. Quando vivevo in Giappone ci arrivò a casa un opuscolo, mandato dal comune, dove venivano delineate le varie misure di emergenza e le regole comportamentali da tenersi in caso di sisma. Tenere una buona scorta di acqua potabile, conoscere il punto di incontro nel quartiere, cosa fare al momento del sisma, tutte cose cui non avevo mai dovuto pensare e che tutto ad un tratto dovevo conoscere a memoria. Semplici regole che facevano la differenza. Chi ci pensava alle tubature che saltavano e alla successiva carenza di acqua a seguito di un sisma? A chi era mai venuto in mente di restare dentro casa, fermo sotto lo stipite di una porta? Il primo istinto è quello di catapultarsi all’esterno. Ma all’esterno, in mezzo a palazzi moderni e per gran parte ricoperti di vetrate, il pericolo di finire sotto una pioggia di vetri è altissimo in caso di forte scossa.Insomma una serie di consigli decisamente utili.
L’Aquila centro. La basilica di San Bernardino.

L’Aquila centro. Scheletri di metallo sorreggono vecchie palazzine.

Ecco dunque come muoversi prima, durante e dopo un sisma.
La prevenzione, cosa fare prima del terremoto:
Prima di tutto dobbiamo accertarci se risiediamo in una zona classificata come sismica; in questo caso dovremmo poi verificare se la nostra casa è stata costruita con criteri antisismici. Sottoponiamo inoltre l’abitazione a controlli periodici per controllarne la stabilità. E’ buona norma tenere vicino all’ingresso di casa una borsa con un serie di oggetti o indumenti di prima necessità da poter prendere in caso di emergenza. Suggeriamo, ad esempio, un cambio completo, uno spazzolino, dei contanti, una copia delle chiavi dell’auto o di una seconda residenza, fotocopie di documenti importanti, un kit di pronto soccorso; tutte cose che non si ha il tempo di prendere se è necessario muoversi in fretta.
E’ necessario inoltre informarsi sui piani della protezione civile riguardo le procedure di sgombero a seguito di eventi catastrofici. Qualora non fossero ancora stati previsti, sarà opportuno individuare un luogo aperto – lontano dal mare o dai laghi – in cui ritrovarsi con la famiglia, cercando di stabilire il percorso meno pericoloso per raggiungerlo a piedi. Si consiglia comunque di sollecitare le istituzioni affinché vengano organizzati tali piani.
I pericoli principali:
Durante un terremoto il pericolo principale è rappresentato dai crolli e dalle esplosioni che possono verificarsi a causa delle perdite di gas. Per questo motivo bisogna avere un’idea ben chiara di quali siano le zone della propria casa da considerarsi più pericolose in caso di sisma. Chiudere l’ingresso principale del gas sarebbe una priorità ma non sempre si riesce ad avere il tempo e la lucidità per compiere tale azione durante un terremoto.
Uscire dall’abitazione:
Il primo impulso, quando si viene sorpresi da un terremoto, è quello di precipitarsi all’esterno. Questo comportamento è sicuramente il più adatto nel caso in cui ci si trovi in prossimità di una porta d’ingresso che immetta direttamente in un ampio luogo aperto. In tutti gli altri casi è più indicato cercare riparo in un posto sicuro nell’ambiente in cui ci si trova. I posti più sicuri all’interno di una casa sono le pareti portanti, gli architravi e gli angoli in generale. Un robusto tavolo o letto può rappresentare una valida alternativa, in particolare contro il crollo di armadi, ripiani o simili che generalmente sono le prime cose a cadere. Come scritto in precedenza, il sisma dura poco, non perdiamo tempo cercando di raccogliere oggetti preziosi, vestiti o soldi, mettiamoci al riparo. Evitiamo inoltre di precipitarci sulle scale, a causa delle scosse può capitare di non riuscire a stare in piedi. Non usare l’ascensore poiché potrebbe cadere oppure bloccarsi per mancanza di energia elettrica. Inoltre bisogna fare attenzione al pavimento in quanto un terremoto può modificare l’abitazione in maniera radicale. I pavimenti, infatti, come alcuni altri punti deboli, possono cedere lasciando voragini. Il pericolo di precipitare è molto alto soprattutto nel caso di terremoti che ci sorprendono durante la notte.
Se ci si trova all’esterno di un edificio:
Se veniamo sorpresi da un sisma quando ci troviamo all’esterno di un edificio, il pericolo principale è rappresentato da tutto ciò che può crollare nelle vicinanze. Diventa imperativo quindi allontanarsi da edifici, ponti, linee elettriche, qualsiasi struttura che possa recarci danno in caso di crollo. L’ideale è recarsi quanto più rapidamente possibile in piazze, parcheggi o giardini pubblici, lontani da strutture elevate. Se siamo distanti da un luogo aperto, cerchiamo riparo sotto l’architrave di un portone. Se veniamo sorpresi dal terremoto mentre ci troviamo in auto, è opportuno evitare di sostare sopra o sotto i ponti o i cavalcavia, vicino a edifici o in zone in cui possono verificarsi frane o smottamenti. Altro luogo a rischio è la riva del mare o dei laghi. Le scosse possono provocare fenomeni simili a tsunami, mettendo in serio pericolo l’incolumità delle persone.
Come aiutare chi ha bisogno dopo un terremoto:
Nei momenti immediatamente successivi è opportuno attenersi ad alcune semplici norme per essere il più possibile di aiuto alla comunità e per non intralciare i soccorsi. Se non si è feriti oppure in situazioni di rischio oggettivo – all’interno di un edificio decisamente pericolante, ad esempio – bisogna cercare di spegnere i focolai di eventuali incendi, chiudere gli interruttori centrali di luce e gas, e se ci sono ancora, aprire porte e finestre segnalando poi eventuali guasti più rilevanti alle autorità competenti. A questo punto si deve lasciare l’edificio per recarsi in un luogo aperto prestando estrema attenzione a quello che potrebbe ancora cadere e agli oggetti taglienti che potrebbero trovarsi sul percorso – come dei vetri rotti. Se ci si trova all’interno di un edificio a più piani è sconsigliato usare l’ascensore. Evitiamo comunque di accalcarci sulle scale che potrebbero aver subíto danni strutturali durante il sisma ed un eventuale sovraccarico potrebbe farle crollare.
Una volta all’esterno è prima di tutto necessario mantenere la calma. Prestiamo i primi soccorsi agli eventuali feriti e mettiamoci a disposizione delle autorità. Un aiuto organizzato è molto più efficace rispetto alle singole iniziative. Tuttavia in attesa dell’arrivo dei soccorsi veri e propri, chi possiede qualifiche particolari – come ad esempio medici, infermieri, forze dell’ordine, ecc – dovrebbe iniziare a organizzare ed indirizzare la popolazione colpita, consigliandola sul da farsi. Non bisogna spostare feriti molto gravi, si rischia di aggravarne le condizioni, chiamate piuttosto le autorità competenti. Evitate di usare l’automobile e il telefono in modo tale da non intasare le vie di comunicazione che dovranno essere lasciate libere per permettere l’organizzazione e il transito dei soccorsi.
L’Aquila centro. Chiesa delle Anime Sante. Ancora molto lavoro per i pompieri. Circa 1 palazzo su 5 in centro è completamente ingabbiato da strutture di metallo, cinghie e ponteggi.



Riassumendo:
Prima del terremoto
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Informati sulla classificazione sismica del comune in cui risiedi.
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Informati su dove si trovano e su come si chiudono i rubinetti di gas, acqua e gli interruttori della luce.
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Evita di tenere oggetti pesanti su mensole e scaffali particolarmente alti.
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Prepara una borsa con oggetti e indumenti di prima necessità.
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Informati sull’esistenza di un piano di emergenza.
Durante il terremoto
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Se sei in un luogo chiuso cerca riparo sotto l’architrave di una porta.
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Non precipitarti verso le scale e non usare l’ascensore.
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Se sei in auto non sostare in prossimità di ponti, terreni franabili o spiagge e laghi.
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Se sei all’aperto allontanati da costruzioni e linee elettriche.
Dopo il terremoto
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Esci con prudenza indossando le scarpe.
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Non cercare di muovere persone gravemente ferite.
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Evita di andare a curiosare in giro.
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Stai lontano dai bordi dei laghi e dalle spiagge.
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Evita di usare l’automobile o il cellulare.
L’aquila centro. Gente a passeggio.



Fonti: Servizio Sismico Nazionale / Protezione Civile / Legambiente / Corriere del Mezzogiorno / Il Messaggero.
