Oct 17 2008

Snowdonia, Galles: Day 2. Ottobre 2008.

Published by at 8:42 am under Photography,Viaggi

text by Giuseppe Trizzino

Brit style.

Il tempo fa schifo…Nebbia e pioggerellina nebulizzata ci accolgono non appena mettiamo il naso fuori dal B&B di Betws-Y-Coed, ma non fa nulla lo sapevamo che il tempo sarebbe stato così così. Ci mettiamo in marcia.

Percorriamo la valle che costeggia a destra la nostra meta, il monte Snowdon.

Paesaggi idilliaci… Un pò umidi magari!

Direzione Llanberis. Da lì parte il sentiero più facile e lungo per arrivare in vetta allo Snowdon, la montagna più alta del Galles e tra le 3 più alte d’Inghilterra. L’idea era quella di passare la notte lì per poi tentare la salita l’indomani mattina presto, ma le cose non sono andate esattamente così. Arrivati a Llamberis andiamo all’ufficio turistico per chiedere informazioni e ci casca l’occhio sul bollettino meteo. Annunciano schiarite in giornata e pioggia e nebbia per l’indomani. La decisione viene presa in fretta e nonostante fossero già quasi le 11h decidiamo di tentare lo Snowdon, fiduciosi nel miglioramento meteo. Il sentiero che abbiamo scelto è il Llamberis Path che è anche la via più lunga alla vetta (in quanto a km) e ci vogliono circa 5 ore di marcia tra andata e ritorno. Il sentiero costeggia più o meno la ferrovia che sale in cima. Sì, avete letto bene, c’è un trenino che arriva a pochi metri dalla cima. Il sentiero è pesantemente addomesticato, come la cima d’altronde, tanto che sembra di salire un lungo viale lastricato. Il lato negativo di tutto questo,

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come al solito, è l’immensa quantità di gente e di rifiuti (nascosti tra i sassi) che si vedono i giro…

Le case colorate di Llamberis.

La salita, come dicevo, è molto ma molto molto semplice. Il sentiero è largo, senza punti particolarmente ripidi, lastricato di grosse pietre ed è veramente difficile perdersi. All’ingresso del paese, verso nord, si prende una strada asfaltata che incrocia la statale principale. Da lì si continua un 10min fino a ritrovarsi in mezzo a campi e prendere finalmente il sentiero (segnalato con un cartello) per la vetta.

La strada che porta al sentiero per la vetta.

Pecora Gallese.

Sono decine lungo il sentiero, più incuriosite che spaventate.

Il sentiero taglia il versante della cresta che porta in vetta in maniera lineare e sale lentamente verso la sommità della cresta lasciandosi la valle e il trenino a debita distanza. Lungo il sentiero troviamo decine e decine di pecore e attraversiamo un paio di cancelli (da richiudere sempre con attenzione per evitare la fuga del bestiame). Continuando si passa sotto un ponticello del trenino. In quel momento entriamo nella nebbia e ci ritroviamo bagnati da un costante turbinio di particelle d’acqua nebulizzata in sospensione. Continuiamo a pensare fiduciosi nel bollettino meteo, poveri fessi…

Il trenino che porta in vetta in uno dei tratti in cui si avvicina al sentiero.

A metà strada troviamo un ristoro. Non è un rifugio, ma un semplice bar in mezzo al nulla. Continuiamo il sentiero e inizia a piovigginare. Non è pioggia vera e propria ma acqua nebulizzata, gocce microscopiche per le quali non serve neanche tenere il capuccio in testa per quanto non si sentano. Il problema è che queste sono le più insidiose, lentamente e in silenzio ti bagnano senza che tu te ne renda conto. Superiamo finalmente la stazione superiore del trenino, a 3/4 della salita, e i kg di attrezzatura fotografica che porto ormai solo a spasso si fanno sentire. Il tempo fa decisamente schifo, siamo in mezzo alla nebbia, tira vento, l’acqua nebulizzata ha dato spazio a solide gocce e siamo tutti completamente bagnati. Manca poco e stringiamo i denti. Mi sorprende soprattutto una cosa, nonostante il tempaccio è pieno di gente che sale, che scende o che si ferma a riposare o a mangiare un panino.

E’ una situazione surreale, da noi, durante una giornata del genere, si farebbe fatica a trovare anima viva per i sentieri.

Dopo 3 ore di marcia, ecco finalmente la vetta. Sono le 14h30 e, riparati da un muretto, mangiamo frettolosamente. Siamo completamente bagnati, non c’è stato nulla da fare, la pioggia ci ha martoriato per metà salita e alla fine, tessuti tecnici o non, gli strati hanno ceduto. Vorrei fare una foto in vetta ma non ci riesco, troppa acqua, devo cambiare obiettivo e la macchina fotografica non reggerebbe il colpo. La discesa viene fatta a tratti quasi di corsa. Non vedevamo l’ora di cambiarci, la senzazione di umido che avevamo adosso si era fatta insopportabile. Dopo a malapena 1h30 eccoci nella stanza del B&B intenti ad asciugare il possibile…

Penso che non ci sarebbe stata condizione migliore per salire la vetta di questa montagna, in puro spirito della zona, mi dispiace solo non aver potuto osservare il panorama da lassù.

note by Chiara Addari

Per la cronaca, la giornata è finita così: Paolo Kojak, Paolo Tazza e Joe a letto nella loro stanza chi con la febbre, chi con qualche legamento andato. Giuseppe ed io, “sbracati” sulla moquette della loro stanza. Con la camera invasa da indumenti zuppi. Tutti a mangiare schifezze varie comprate in fretta e furia nel market sotto la nostra Guest House e a bere i soliti litri e litri di birra…stavolta in lattina.

Ecco la scena che si è presentata ai miei occhi quando sono entrato nella stanza, erano da poco le 19h…

… to be continued.


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3 responses so far

3 Responses to “Snowdonia, Galles: Day 2. Ottobre 2008.”

  1. franganghion 17 Oct 2008 at 1:14 pm

    Che pena mi faccio! Vergognoso, ma non sono mancati i momenti di sbraco assoluto.
    Ne racconterò nel mio racconto perchè per “Il Lazzaretto” mostrato nella foto poco più in alto, la discesa non è stata così semplice e veloce come si leggerebbe dalle tue parole. A scendere noi abbiamo impiegato 2 ore e 40 minuti, caro Giuseppo!

    Spettacolo.

  2. G-Prodzon 17 Oct 2008 at 1:17 pm

    Ma che pena… Considerando che eravate fuori allenamento siete andati benissimo!

  3. franganghion 17 Oct 2008 at 6:48 pm

    Grazie.
    Accetto il complimento.

    Alla prossima faremo un we di allenamento.

    Ciao

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