Mar 19 2010
Grotta di Muro Pizzo.
Non c’è nulla di meglio di una mattinata in un buco quando finalmente, dopo una settimana di brutto tempo, arriva una bella giornata di sole.
Questa volta il “buco” si trova nei pressi di Monteleone Sabino ed è la bella grotta di Muro Pizzo. Bella sì, perché al suo interno si possono osservare formazioni molto giovani di stalattiti e soprattutto perché permette di osservare un suo particolare abitante, il pipistrello.
L’ingresso della grotta.

Come al solito, ad un primo approccio, l’idea di infilarmi in quei luoghi angusti, mi fa salire un po’ di ansia. Non appena sono dentro invece, mi devo frenare per non andarmi ad infilare nei più piccoli anfratti. Il mondo sotterraneo rappresenta, alla pari dello spazio cosmico, un terreno di avventura, di scoperta ed esplorazione e non c’è nulla al mondo che possa stimolarmi di più.
Uno dei locali principali.

La grotta in questione è del tipo labirintico, con due principali diramazioni. L’ingresso principale e quello del secondo gruppo di “stanzoni” sono caratterizzati da una strettoia iniziale che si riapre immediatamente in ambienti più ampi. Il casco è assolutamente necessario (come sempre) e qui si capisce bene il perché: percorrendo alcuni tratti dove il soffitto è molto basso, non capita di rado di sbattere un po’ ovunque contro il soffitto.
Le giovani stalattiti.

Io… foto Luca Cavallari.

In questa grotta si possono osservare i pipistrelli da una distanza molto ravvicinata e proprio in questo periodo si trovano in letargo. L’idea di vederli nel loro habitat naturale mi emozionava molto, un po’ meno l’idea di disturbarli ma, viste le continue raccomandazioni dei “veterani” all’ingresso della grotta, ero abbastanza tranquillo da questo punto di vista. Purtroppo però mi sono subito dovuto ricredere…
Dovevo immaginare che un folto gruppo di persone difficilmente sarebbe riuscito a tenere a freno il vocio e in poco tempo no riuscivo più a capire se mi trovassi in una grotta o nel caos di un chiassoso mercato paesano. Non mi pronuncio, sono l’ultimo arrivato, ma solo fin quando non comincio a vedere alcuni pipistrelli iniziare a vibrare freneticamente. Non sono un esperto in materia, tutt’altro, ma non ci vuole molto per capire che gli stavamo dando fastidio. A quel punto è iniziato a salirmi un certo fastidio soprattutto al pensiero che i pipistrelli, se svegliati in questo periodo, non trovano nulla o poco da mangiare e rischiano di morire di fame. Se le cose devono andare così, penso tra me e me, è meglio non venirci in grotta in questo periodo, se le persone sono a tal punto noncuranti, non dovrebbero avere il diritto/privilegio di osservare quello che la natura offre loro. Mi sentivo un po’ “talebano” e pensavo con occhio diverso ai divieti di arrampicata nelle falesie. Durante certe stagioni, infatti, per via della nidificazione di specie protette o rare, alcune falesie vengono chiuse e cominciavo a domandarmi se non sarebbe dovuto avvenire altrettanto per le grotte. Ormai però eravamo lì ed ora non posso far null’altro se non dare voce al problema con queste mie riflessioni.
L’amico Luca Cavallari mentre documenta alcune concrezioni della grotta.

Al contrario dell’ultima volta, durante la mia prima esperienza in grotta, avevo deciso di portare con me la mia fida reflex. Giocare con la luce in un ambiente che ne è privo rappresenta un mix di piccole sfide che possono dare grandi soddisfazioni. Una varietà di opzioni si aprono per il fotografo e l’unico vero grosso limite, se si escludono i problemi legati al campo tecnico, è dettato dalla fantasia. Sfruttare la luce delle frontali, un’illuminazione con uno o più flash, combinare il tutto, giocare con gli effetti creati dalle diverse temperature delle sorgenti luminose oppure complicarsi la vita azzerando queste differenze; tutti questi fattori creano innumerevoli possibilità di ripresa di una medesima scena.

In questa particolare occasione ero munito di un flash esterno che pilotavo sfruttando le potenzialità del sistema CLS di Nikon. Nulla di trascendentale, ma sufficiente per ottenere un’illuminazione più interessante rispetto al classico flash “sparato in faccia”. Come però potete vedere dalle foto, molto spesso il flash non è neanche stato usato. La luce generata dalle frontali e la regolazione dell’esposimetro in modalità spot offrono a mio avviso una migliore idea di quello che è l’ambiente della grotta, di come viene vissuta da coloro che la esplorano.


Complimenti per il bellissimo resoconto Giuseppe
a parte le tue foto che come sempre fanno Caxxxe! ahahahahahahah
sto a scherzaaaa, volevo dire che sono sempre di elevata caratura artistica.
Luca Cavallari