Aug 26 2011
Quebrada Rurec e premiazione Paolo Consiglio 2011. Maggio 2011.

Questo è il video presentato per la premiazione. Corto, molto corto.. come ci era stato richiesto. Enjoy!
Aug 26 2011

Questo è il video presentato per la premiazione. Corto, molto corto.. come ci era stato richiesto. Enjoy!
Nov 26 2010
Arriviamo a Melbourne dopo un assurdo viaggio durante il quale il sottoscritto non ha chiuso occhio. Incastrato nel mio posto, ho visto due film, tre documentari e letto un’infinita’ di pagine del mio libro, ma sebbene la stanchezza si facesse sentire, il mio sonno aveva perso il volo…
Non ricordo più, credo siano passate più di venti ore dall’ultima volta che ho chiuso occhio, mi sento stanco. Mi sembra di essere arrivato in Australia in piena notte, invece è mattino e abbiamo solo oggi per vedere un po’ la città; domani l’aereo parte alle 8h.
Flinders Street Station, Melbourne. Victoria – Australia

E’ così presto che non ci lasciano neanche entrare nella stanza, dobbiamo aspettare ancora qualche ora; ed io che speravo in una bella “power nap” di 15-20min tanto per ricaricare le batterie. Pazienza, andiamo a farci un giro.
Nov 16 2010
Molto spesso quando si va in un posto per la prima volta, dentro la nostra mente inizia un laborioso processo. La nostra immaginazione viene stimolata e, attingendo dal nostro bagaglio di memorie, costruisce città, volti, comportamenti, paesi…
Per me Singapore non faceva eccezione. E come avrebbe potuto? Ormai questa piccola grande megalopoli asiatica ha acquisito una tale notorietà che risulta difficile non averla neanche mai sentita nominare. Ultimamente poi, con l’approdo del grande circo mediatico della Formula 1, la città è stata“proiettata”nelle case di più di un miliardo di persone. Ma torniamo alla differenza tra realtà e immaginazione: mi aspettavo un posto diverso.
Marina Bay – Singapore

Oct 27 2010
Avrete senz’altro notato che ultimamente l’aggiornamento del sito ha subìto un brusco rallentamento. Purtroppo ho avuto molto da fare e, tanto per complicare il tutto, mi sono anche trasferito nell’emisfero sud, probabilmente (ma andrebbe calcolato con precisione) nel posto sul globo più distante dall’Italia. Organizzandomi meglio, sarei riuscito a pubblicare più articoli e foto, ma chi mi conosce sa che “disorganizzazione” e “procrastinare” sono due vocaboli inventati per il sottoscritto. Comunque, eccomi qui a Wellington, in Nuova Zelanda, sempre con pochissimo tempo a disposizione; ma partiamo dall’inizio.
La zona sottostante il Burj Dubai.

Apr 28 2010
Ci siamo, fra 3 giorni si parte. E’ un anno ormai che se ne parla, almeno 7 mesi che siamo in contatto con l’agenzia locale, tutto è pronto, o quasi, devo ancora preparare il bagaglio a mano. La destinazione: il Perù, per l’esattezza la Quebrada Rurec e le sue immense pareti di granito. La Quebrada Rurec è una delle tante valli che solcano la Cordillera Blanca e si trova nel massiccio del Huantsàn. Poco conosciuta dal punto di vista escursionistico, lo è ancora meno sotto l’aspetto alpinistico, nonostante le sue pareti vengano soprannominate “Little Yosemite”, in realtà c’è ben poco di little. Ma torniamo in Italia…
Prima che il vulcano Islandese ci sconvolgesse i piani, l’idea era di spedire i quasi 280kg di materiale via cargo, in modo tale da non avere sorprese in aeroporto. In una spedizione dove tutto è centellinato, il ritardo di un bagaglio o, peggio ancora, la sua scomparsa, possono tragicamente affondare l’intero progetto. Purtroppo madre natura ci ha ricordato chi comanda nel periodo migliore…pazienza. A fronte di compagnie di spedizione che non garantivano gli arrivi nei termini prefissati abbiamo deciso di rischiare e tentare la via del bagaglio in stiva. Questo però ci scombussolava tutti i piani. A seconda delle compagnie e del tipo di biglietto, il volume e il peso trasportabile a persona può variare significativamente. Con Iberia in questo caso abbiamo a disposizione due bagagli a testa da 23kg l’uno, il che però ha implicato dover ridistribuire tutto il carico. E dunque eccoci qui, davanti al Don Clax a San Giovanni Teatino, nei pressi di Chieti, con le nostre cose sparse in giro sul parcheggio.
Luca D’Andrea e Andrea Di Donato alle prese con il materiale alpinistico.

Jun 13 2009
Come ogni anno, da tanti anni a questa parte, viene organizzato un trasporto con l’elicottero di gran parte del materiale necessario al rifugio per affrontare la stagione estiva. Quest’anno ho deciso di andare su a dare una mano. Perche? Perche mi andava, perche mi piace stare lassu e godere della compagnia di tanta gente squisita e appassionata di quel meraviglioso posto che è il Gran Sasso.
Dopo un viaggio pieno di tornanti, coronato da una sosta forzata causa paletta arriviamo a destinazione. Sul piazzale dei Prati c’è grande fermento. Da un lato si lavora alla nuova seggiovia e dall’altro si finisce di sistemare le pedane che dovranno essere trasportate l’indomani. Con Patrizia salutiamo tutti i presenti e ci mettiamo subito all’opera. Finalmente dopo un paio di ore è tutto pronto, l’unica incognita rimane il vento che tira forte. Ce la fara l’elicottero domani? Ma si!
Sono le 16h e assieme a Carlotta, Patrizia, Luigi e Chicco ci incamminiamo lentamente lungo la cresta dell’Arapietra. Andiamo su per finire di sistemare un paio di cosette, gli altri ci raggiungeranno l’indomani in elicottero.
Chicco approfitta di un nostro momento di distrazione per rotolarsi in una cacca di cavallo…

May 26 2009
Non credevo alle mie orecchie…il mio amico Roberto, arrampicatore solitario, stava insistentemente proponendomi di andare ad inaugurare la stagione al Gran Sasso insieme. Non potevo assolutamente rifiutarmi, un’occasione del genere non capita spesso.
Dopo aver accantonato il terzo pilastro dell’Intermesoli su mia esplicita richiesta, abbiamo deciso di dirigere la nostra attenzione verso nord, in particolare la parete nord del Corno Piccolo. Una via qualsiasi sarebbe andata bene, l’unico punto fermo era la possibilità di calarsi in doppia fino al luogo in cui eravamo partiti. La presenza di ampi nevai ci avrebbe costretti a portare una serie di cose di cui avremmo volentieri fatto a meno. Scarponi, piccozza e ramponi pesano.. e non avremmo potuto portarceli in parete. Anzi, non è che non avremmo potuto, ma l’idea era di divertirci, mica sudare come due muli. Insomma, riuscire a calarsi fino al punto di partenza ci avrebbe evitato l’imbarazzante e impossibile progressione sul nevaio muniti delle sole scarpette d’arrampicata.
Ecco come si presentava la situazione, in rosso in nostro percorso (source Prati di Tivo webcam).

May 17 2009
“Che scena assurda” è stato il mio primo pensiero. Poi, piano piano ho semplicemente apprezzato la fortuna di poter osservare la natura in una delle sue molteplici sfaccettature. Cosa ho visto? Una cosa alla volta…
Ero a Grotti ad arrampicare con il mio amico Roberto. Lui stava su, studiando ogni buchetto della via, ed io lì sotto da solo, inevitabilmente piombato nella fase di totale assenza che colpisce ogni assicuratore un po’ annoiato. Tutto ad un tratto però la mia attenzione viene rapita. No, non è Roberto che vuole che lo cali un po’; qualcosa si è mosso sulla parete che mi sta di fronte. Una bella lucertola è appena precipitata al suolo. Sorrido pensando a questo fatto e a tutte le volte che stavo al limite sulla parete, invidiando le lucertole che mi sfrecciavano accanto, incuranti dell’altezza e immuni alla fatica. La cerco con lo sguardo e finalmente la trovo lì, in mezzo all’erba. Lentamente inizia a risalire la parete, ha qualcosa in bocca. Nei limiti della corda che mi lega a Roberto mi avvicino, guardo, guardo meglio e mi sorprendo. Il simpatico rettile tiene con orgoglio in bocca uno scorpioncino. “Che scena assurda”.
Nei seguenti 5 min la lucertola, esattamente come fanno i coccodrilli, scuote violentemente la testa per smembrare il suo pasto. Piano piano lo scorpioncino si trasforma in un lungo bocconcino che la lucertola manda giù con gusto. Sto ancora facendo sicura mentre una frenesia fotografica si impadronisce di me. Non appena Roberto tocca terra, mi catapulto sulla mia fotocamera e scatto questa foto che vedete più in basso. Tempo di scattare un’unica foto, veloce come la tendina dell’otturatore, e la lucertola si rintana nel suo buco.
